Restauro opera di Mauro Staccioli ai Giardini Pubblici di Cagliari

redazione

Con atto del Dirigente del Servizio Cultura e Spettacolo del 19 novembre è stato nominato un nuovo RUP (responsabile unico del procedimento), per la messa in opera dei lavori di restauro dell’opera di Mauro Staccioli, collocata ai Giardini Pubblici di Cagliari davanti alla Galleria Comunale d’Arte.

A seguito della nota del 16 novembre 2020 del Servizio dei Lavori Pubblici dell’Amministrazione Comunale, sarà l’Architetto Luisa Mulliri a regolare il cantiere di restauro dell’opera “Senza titolo” facente parte delle Collezioni permanenti di arte contemporanea dei Musei Civici di Cagliari.

L’opera di grandi dimensioni (cm 600 x 550 x 500) di Mauro Staccioli, artista di fama internazionale, è datata 1987 e realizzata in ferro e cemento intonacato e dipinto.

Le opere dell’artista trovano posto nei più importanti musei e parchi italiani ed esteri. Del lavoro di Staccioli, che ha anche rappresentato l’Italia alle Olimpiadi di Seul del 1988, si sono occupati critici e storici dell’arte contemporanea di chiara fama, tra i quali, solo per citare qualche nome, Rossana Bossaglia, Luciano Caramel ed Enrico Crispolti.

L’artista, nato nel 1937 a Volterra, si trasferisce in Sardegna nel 1960, dove insegna e dove, insieme ad artisti e intellettuali sardi, contribuisce alla fondazione a Cagliari del Gruppo di Iniziativa. Stabilitosi in Lombardia, prima a Lodi e poi a Milano, inizialmente unisce all’attività artistica l’esperienza didattica e l’impegno politico.

Dedicatosi dapprima alla pittura e all’incisione, dalla fine degli anni Sessanta rivolge la sua attenzione alla scultura, occupandosi del rapporto arte e società e creando opere strettamente connesse al luogo per il quale sono progettate e realizzate. Le sue “sculture-intervento” sono caratterizzate da geometrie essenziali e costituite da materiali semplici, quali il ferro e il cemento.

È questo il caso dell’opera presente nei Giardini Pubblici di Cagliari, un prisma a base triangolare di grandi dimensioni (cm 600 x 550 x 550) in ferro e muratura intonacata e dipinta, con base in cemento armato, realizzata appositamente per lo storico parco, dove è stata situata con un angolo che insiste sul terreno e un altro appoggiato a un albero, offrendo una sensazione di equilibrio precario in contrapposizione con la solidità della forma.

L’imponente scultura fu selezionata nel 1987, anno in cui fu realizzata, dall’Arte Duchamp per la mostra “Sculture in Giardino”, nell’ambito del progetto Cagliari fiorita, insieme a opere di artisti sardi o comunque legati alla Sardegna, come il toscano Staccioli, risultando l’intervento meglio integrato nel verde dei Giardini Pubblici, proprio perché progettato specificamente per il parco cittadino. L’opera è segnata dal tema del triangolo, ricorrente nella produzione dell’artista, le cui sculture-intervento interagiscono con l’osservatore, stimolandolo provocatoriamente a una riflessione critica.

Nel 1998 l’opera è stata acquistata dal Comune di Cagliari, che possiede un’altra scultura di Staccioli, realizzata negli anni Settanta e appartenente alla Collezione d’Arte Contemporanea fortemente voluta dall’allora direttore della Galleria Comunale d’Arte Ugo Ugo.

La maestosa opera di Mauro Staccioli poggia su un albero di carrubo e la sua lesione è conseguente ad un forte temporale che provocò una pioggia di fulmini di cui uno precipitato direttamente sulla scultura. L’incarico di restauro è stato affidato alla società Artemide Restauro di Sara Toscan e il restauratore coordinatore del progetto è Gianfranco Malorgio, professionista riconosciuto a livello nazionale che opera nel restauro di opere d’arte da oltre trent’anni.

Il progetto di restauro proposto scaturisce dalla sintesi di riflessioni preliminari affrontate in più tavoli tecnici dal gruppo di progettazione per il riposizionamento della Scultura ‘86 che hanno considerato il rapporto scultura–albero e paesaggio, elementi costituenti l’opera d’arte e lo stato attuale in cui versa.

Attualmente l’albero è abbattuto su un lato, con il tronco completamente cavo per attraversamento di fulmine, che ha scaricato energia sulle radici ed in particolar modo su una delle due cerniere dell’opera, con il conseguente degrado dell’acciaio e la destabilizzazione della scultura sul punto di appoggio.

Gli interventi saranno eseguiti nel massimo rispetto dell’opera da restaurare e realizzati con le tecniche proposte in progetto e realizzate a regola d’arte secondo le prescrizioni impartite dalla Soprintendenza competente.

Per salvaguardare la scultura prima dell’inizio dei lavori, l’opera è stata interamente protetta con un telo antipioggia, ben fissato con fasce o corde al fine di evitare che fattori climatici o cause accidentali, in fase di accantieramento, possano in qualche modo influire negativamente sulla conservazione dell’opera.

Lo studio del restauro è stato effettuato grazie alla consulenza artistica di Andrea Alibrandi, già collaboratore di Staccioli e in continuo dialogo con la Fondazione Staccioli, ritenendo più idoneo e coerente al pensiero dell’artista, restaurare l’opera e renderla autoportante, mettendo a dimora un nuovo carrubo, per ricomporre la rappresentazione originaria pensata dallo Staccioli.

Alibrandi, a tal proposito afferma: “per quanto riguarda la sua ricollocazione, pensiamo che debba essere nuovamente appoggiato all’elemento naturale per cui l’artista l’aveva pensato, non certo lasciato eretto su stesso e lontano da qualunque contatto con la pianta. Quindi per alterare quanto meno possibile l’opera di Staccioli, che vedeva il connubio fra l’elemento naturale e l’intervento scultoreo, la soluzione ottimale sia quella di piantare un nuovo carrubo con cui la scultura si possa confrontare e interloquire nuovamente”.

Una soluzione ritenuta la più idonea che prevederà lo spostamento del carrubo con la rimessa a dimora presso i vivai comunali ed il posizionamento di un nuovo albero di carrubo di adeguata dimensione, sempre proveniente dai vivai comunali.

I Musei Civici sono chiusi ma non fermi e proseguono ininterrottamente il lavoro di Istituzione museale che li vuole, per definizione ICOM, attenti tra le altre cose alla conservazione delle opere di sua proprietà.