Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Villaurbana

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Villaurbana è un comune di circa 1.500 abitanti della provincia di Oristano  nell’area geografica della Marmilla e confina con Allai, Mogorella, Oristano, Palmas Arborea, Ruinas, Siamanna, Usellus e Villaverde.

Il nome del paese viene fatto deriva dal latino Villa Urbis, ossia, come sostenuto dallo storico Massimo Pittau,  “villa della città”, la quale probabilmente va spiegata come «tenuta della città» di Othoca, che era la città, ormai romanizzata, più vicina.

Probabilmente Villa urbana era una tenuta o fattoria che forniva i prodotti della agricoltura e della pastorizia alla importante “città degli stagni”, che era appunto Othoca ed era residenza di villeggiatura per gli abitanti di Forum Traiani, che d’estate si rifugiavano in queste fresche e salubri alture. A conferma che fosse stazione di soggiorno i resti della strada per Uselis.

Nel territorio di Villaurbana sono presenti le tombe dei giganti di Craddaxius e  quaranta nuraghi: Il  Bau Mendula, Bidella, Bincia Beccias, Caba’e Scolu, Caba Forru, Conca Spibidda, Crabas, Craddaxius, Cuccuru Petrosu I, II o Su Cai e III, Florissa e Florissa II, is Procibis, Melas, Minda Jara, Modo, Nuraxeddu I, II, III e IV, Paiulu, Paui Quau, Peddizzi, Pedru Proccu, Perdu Ennas, Pitzu Cau o Pranixeddu, Pra Mesa, Pranu Terra, Pra Pinna, Prazza Prospora, s’Acqua Bella, sa Mitza, San Giovanni, Santu Martinu, Sedda Scala, Solamardini, Tanusara, Turriu e Vittus.

Il primo preciso riferimento al paese è datato al 1228, anno in cui avvenne la donazione da parte del giudice del regno di Arborea Pietro il Basso delle montagne di Gai e Florissa del territorio di Villa Albana alla chiesa san Martino di Oristano, ossia ai monaci benedettini del monastero cui apparteneva la stessa chiesa.

Un’altra notizia si ricava dal sinodo diocesano arborense (1704 – 1717), dal quale risulta che nel 1273 l’arcivescovo Abelardo – dell’ordine di minori conventuali – si recò a villa Albana per consacrare un altare.

Ancora, l’esistenza della parrocchia – e quindi del paese – è attestata il 15 maggio 1342 in riferimento ai versamenti delle decime dovute alla Santa Sede.

Ulteriore fonte relativa al XIV secolo è il documento di pace stipulato nel 1388 fra il regno di Arborea e i catalano-aragonesi del regno di Sardegna e Corsica, nel quale compaiono per la parte arborense tutti i rappresentanti delle ville giudicali: Villaurbana concorse con gli altri comuni del dipartimento all’elezione del sindaco della curatoria che, coi sindaci degli altri cantoni, doveva giurare pace e sottoscrivere il trattato.

Dal Codex Diplomaticus Sardiniae si ricava che le trattative e gli accordi si ebbero nella piazza della chiesa di san Geminiano in Villa Simagis, sotto la procura di Thomeus Sogia de Villa sancte Lucia (l’odierna Siamanna). Partecipò ai lavori il majore de Ville Albane, Lesio Loddo, la massima autorità civile del villaggio – come può essere considerato il sindaco dei nostri tempi.

Villaurbana fu soggetta alle vicende di Oristano. Quando nel 1410 il Giudicato di Arborea perse la propria indipendenza, il re d’Aragona istituì il marchesato di Oristano per Leonardo Cubello; i Cubello si estinsero nel 1470 con Salvatore, che lasciò erede il nipote Leonanrdo Alagon.

Poiché l’Alagon si ribellò, il re d’Aragona Giovanni II glielo confiscò e da quel momento il territorio del marchesato (e quindi anche Villaurbana) appartenne alla Corona, e nel 1493 Ferdinando II il Cattolico assunse per sé anche il titolo di marchese di Oristano e conte del Goceano. Sotto gli aragonesi il paese di Villaurbana fece parte dei feudi della famiglia Carroz.

Nel 1720 la Sardegna fu assegnata con titolo regale ai Savoia e, nel 1767 re Carlo Emanuele III incluse Villaurbana nel marchesato di Arcais per i Flores Nurra, ai quale rimase fino all’abolizione del feudalesimo, quando fu riscattato per divenire un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

Al centro dell’attuale abitato, nato nel secondo XII secolo e fatto di case campidanesi con artistici portali, sorge la parrocchiale di santa Margherita, edificata in forme barocche nel 1717 su un edificio di metà XV secolo, di cui rimane il fonte battesimale.

Grazie alla terra fertile si producono ottimi vini, olio e soprattutto grano da cui si prepara il pane fatto in casa, per cui Villaurbana è celebre e fa parte del circuito nazionale delle “citta del pane”.

Famosi sono i pani ‘quotidiani’, di pasta dura (prezzida e tureddu) e soffici (moddixina lada), e le forme decorate e cerimoniali. Un’occasione per assaggiarli è la sagra de su pani fattu in domu, a fine ottobre. La mostra-mercato con laboratori del gusto si svolge in un’antica casa padronale che tutto l’anno ospita il percorso espositivo della casa-museo del pane, dove si possono osservare le  panificazioni da parte delle massaie, arredi e oggetti da lavoro. La sagra comprende una mostra di pregiato artigianato locale, in particolare i cestini.

Tra i segreti della cosiddetta “arte bianca”, secondo i consigli delle brave massaie, l’adoperare il grano vecchio prodotto nell’annata precedente, l’utilizzare frumento macinato con la mola sarda, un’attenta lavorazione sia della farina prima della pasta poi, l’attenzione agli ingredienti di contorno come l’acqua e il clima.

Attorno al paese si estende la natura del parco del monte Arci, caratterizzato da lecci e querce secolari, sorgenti d’acqua purissima e popolato da selvaggina. Il monte di origine vulcanica è stato protagonista della preistoria sarda (a partire dal VI millennio a.C.) grazie all’ossidiana, l’oro nero del Neolitico.

E’ consigliabile un’escursione alle sorgenti di s’Utturu de su Cadru, in un fitto bosco di lecci, e sul Grighine, uno dei monti più elevati dell’Oristanese. Il monte è costituito da rocce scistose risalenti a circa 500 milioni di anni fa, forse le più antiche della Sardegna.