Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Villa Verde

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Villa Verde è un comune di circa 300 abitanti nella provincia di Oristano e confina con Ales, Pau, Palmas Arborea, Villaurbana e Usellus.

Villa Verde assume questa denominazione dal 1954, mentre fino al 1868 aveva il nome di Bànnari d’Usellus (già Comune autonomo dal 1861 al 1927, poi aggregato ad Usellus), mantenendo il nome di Bànnari fino al cambio nella denominazione attuale. La variazione ra dovuta al fatto della necessità di non confondere il paese con Banari, già esistente nella provincia di Sassari.

Sul toponimo gli studiosi sono concordi nell’attribuire a Villa Verde il nome per il colore degli splendidi boschi che circondano il paese, situato nell’area geografica denominata Alta Marmilla, sul versante nord orientale del massiccio vulcanico del Monte Arci. All’‘oro nero’ del Neolitico è dedicato il museo Antiquarium dell’ossidiana.

La storia di Villa Verde è legata a quella di tutto il Monte Arci e le prime tracce di insediamento umano sono da collegare alla presenza dell’ossidiana. Sono numerose infatti le stazioni litiche e le officine di lavorazione, che attestano la presenza dell’uomo sin dai tempi antichi.

Il centro abitato si trova a circa 200 metri sul livello del mare. Il territorio è prevalentemente collinare, caratterizzato da una zona alta di formazione vulcanica (con altitudine massima a 641 metri a Punta Laccu sa Vitella), una parte bassa di formazione sedimentaria (con quota minima a 167 metri nella valle del rio Croxiurussu) separate da un altipiano basaltico di alcune centinaia di ettari. I corsi d’acqua sono a carattere torrentizio e a regime stagionale; i più significativi sono il rio Bau Majori ed il rio Bingia Cresia, che unendosi nei pressi del centro abitato formano il rio Croxiugrussu. Sono molto numerose le sorgenti; le più copiose sono quelle di Mitza Margiani, di Santu Mauru e di Gergui.

Le zone più alte sono coperte da boschi di lecci e sughere, di conifere e macchia mediterranea, mentre le zone basse sono caratterizzate da pascoli e seminativo alberato.

Nel suggestivo scenario del parco del monte Arci, popolato da cervi e daini e sorvolato da astori, falchi e sparvieri, domina la macchia mediterranea.

Nel territorio sono presenti i resti di una ventina di nuraghi alcuni dei quali di notevole importanza, come il complesso nuragico di Brunk’e s’Omu, con i resti della fortezza e del villaggio immersi nel bosco di Mitza Margiani, il Nuraghe San Mauro, il Nuraghe Bruncu Puddas, il Nuraghe Giualli, Il Nuraghe Monti Ala, il Nuraghe Pirafetta e il Nuraghe Truttiris.

Dove sgorga la fonte di santu Mauru, oltre al santuario di san Mauro – celebrato a metà settembre con una processione sino alla chiesetta ai piedi dell’altopiano – sorge un altro nuraghe polilobato, Nurax’e Mau, col suo villaggio. Oltre ai nuraghi citati in precedenza, insieme a Bruncu ’e s’Omu, si trovano le maggiori eredità di un’area ad alta densità nuragica, che comprende circa venti nuraghi, tra cui i monotorre Bruncu ’e su Giganti, is Cottillas, su Nuraxi e Gergui e anche pozzi sacri, come Corongiu Arrubiu e Putzu ‘e padenti e fortificazioni.

All’interno del bosco si trova una nicchia dedicata al Gesù buon pastore, festeggiato a inizio giugno, anche con degustazione di piatti tipici.

L’indagine archeologica ha interessato negli ultimi anni il Villaggio di Bruncu ‘e s’Omu, con il recupero di 18 capanne di grande interesse storico – archeologico. Numerosi tratti di strada romana, resti ceramici e monete di epoca imperiale attestano una presenza significativa anche in epoca romana, probabilmente legata ai vicini insediamenti di Usellus.

Alla caduta del giudicato di Arborea entrò a far parte del Marchesato di Oristano e, alla definitiva sconfitta degli arborensi passò sotto il dominio aragonese e fu incorporato nell’Incontrada di Parte Montis, occupato dalle truppe del feudatario di Quirra Berengario Bertran Carroz, che sposando Eleonora Manriquez ne ottenne ufficialmente dal re il controllo fino all’estinzione dei Bertran Carroz nel 1511.

Nel 1603 il paese fu incorporato nel marchesato di Quirra, feudo prima dei Centelles fino al 1670, poi dei Català e infine (dal 1766) degli Osorio de la Cueva. Il paese fu riscattato agli ultimi feudatari nel 1839, con la soppressione del sistema feudale.

Il centro storico, con tipiche case “a corte” rurali, è cresciuto attorno alla chiesa parrocchiale della beata Vergine Assunta, patrona festeggiata a Ferragosto e la domenica successiva. In paese si possono ammirare anche la chiesa di san Sebastiano, la scultura per i caduti in guerra di Luigi Taras, casa Crobeddu e il vecchio frantoio, centro di esposizione culturale e di prodotti agroalimentari.

Nel comune si trovano diversi monumenti ed edifici degli anni passati che sono attualemnti utilizzati per scopi di natura sociale, come, ad esempio, CASA CROBEDDU, adattata a Biblioteca Comunale e spazio di aggregazione sociale, IL VECCHIO FRANTOIO, diventato Centro di esposizione culturale e spazio di valorizzazione produzioni agro – alimentari del territorio, MU. NU., Museo della civiltà Nuragica, la CHIESA DI SAN SEBASTIANO e PIAZZA DELLA MEMORIA.

Le principali feste di Villa Verde, soprattutto legate al culto religioso, sono le seguenti:

Festa del Gesù Buon Pastore che si svolge la prima domenica di giugno ed ha la particolarità di essere celebrata nel bosco di Mitza Margiani, dove al Buon Pastore è stata dedicata una edicola.
Festa della Beata Vergine Assunta, celebrata il giorno di Ferragosto e la domenica successiva. Si tratta della festa patronale, molto sentita anche per gli emigrati, che rientrano per l’occasione, ed ai quali è dedicata una giornata specifica.
Festa di San Mauro, celebrata la terza settimana di settembre. Ha la particolarità della processione di ascesa, il sabato, dal paese alla chiesa di San Mauro, appena sotto l’altipiano; e del rientro nel pomeriggio del giorno seguente.

Ad agosto, vanno in scena anche gli eventi del circuito culturale Dromos festival.