Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Zeddiani

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Zeddiani è un comune di circa 1000 abitanti della provincia di Oristano e confina con San Vero Milis, Baratili San Pietro, Tramatza, Siamaggiore e Oristano.

Secondo lo studioso Massimo Pittau il nome di questo villaggio, anticamente denominato Cellayani, Cellevane, Seleiani. Cellevane, è da confrontare con gli altri toponimi Chilivani (Ozieri) e Theddevane (Oliena) e tutti e tre forse sono da confrontare – non derivare – col termine latino caelebs «libero, celibe, vedovo». I tre toponimi, sardiani o protosardi, potrebbero pertanto significare «sito libero di alberi, sito aperto».

Secondo altri studiosi, tutti i nomi hanno la matrice comune latina cellarium, ossia ‘magazzino’, luogo di deposito dei raccolti, soprattutto di grano.

L’area fu abitata già in epoca nuragica come testimoniato dalla presenza sul territorio di alcuni nuraghi, tra i quali i Nurachi Coau e Nurachi Urigu.

Il territorio subì notevoli influenze da parte dei romani, che imposero la propria presenza con ingenti forze sia in campo politico che economico. Domate le insurrezioni degli abitanti, come quella del 215 a.C. condotta da Amsicora, i romani diffusero il culto delle loro divinità, riferendole a nomi di paese. Così nell’epoca repubblicana sorse nella pianura Arborense un “Mansio” o “celle” dedicate a Giano. Così si onorava la bontà del luogo e dei nuovi abitanti di Celleyani, dove si adottarono la lingua e le leggi, gli usi e i costumi propri di Roma.

Nel medioevo  appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria del Campidano di Oristano.

Nel 1410, alla caduta del giudicato entrò a far parte del marchesato di Oristano. Sconfitti definitivamente gli arborensi, nel 1478 passò sotto il dominio aragonese, parte dei feudi della famiglia Carroz.

Nel 1767 il re di Sardegna Carlo Emanuele III di Savoia incluse il paese nel marchesato di Arcais feudo dei Flores Nurra, ai quale rimase fino all’abolizione dei feudi, quando fu a loro riscattato per divenire un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

Sorge su un fertile terreno caratterizzato da campi coltivati a cereali e vigneti ed è noto per gli ottimi prodotti agricoli e per i manufatti artigianali, specie tessili. Tra le produzione spiccano quelle vitivinicole, come la famosa vernaccia, vino dolce e profumato, e gli ortaggi, in particolare i pomodori, ai quali è dedicata la sagra del pomodoro a metà agosto, occasione per degustare pietanze tipiche.

Nel centro storico di notevole pregio e interesse è la chiesa della Madonna delle Grazie, fondata nel XIII secolo e ricostruita nel XVII. Situata nel cuore del paese, risale alla prima metà del  XIII secolo. In origine fu edificata in stile romanico, con navata unica, in seguito, nel Seicento, la chiesa fu quasi interamente ricostruita. La facciata fu modificata e ora si presenta con forme baroccheggianti. Da un’attenta analisi si può però notare la forma primitiva data dai conci in arenaria e basalto, sui quali sono stati aggiunti i mattoni. Probabilmente in origine era sovrastata da un campanile a vela, del quale si nota la base, analogo a quello visibile sul retro, che non ha subito modifiche. Sempre sulla facciata si possono notare gli spazi circolari dove in origine erano posti i piatti policromi, tipici dell’architettura romanica.

Altrettanto pregiata, specie per gli arredi che custodisce, è la chiesa parrocchiale di san Pietro apostolo, risalente al XVII secolo. All’interno si può ammirerai un altare ligneo barocco in cui campeggia il simulacro della Madonna della Neve in legno policromato e dorato.

Di questa villa non si conosce il vero patrono, poiché i documenti non ne parlano. La tradizione popolare tramanda che tale chiesetta appartenesse a “Sa Sennora de s’onnigagia” (la signora della donnicalia). La leggenda racconta che questa signora non uscisse mai di casa, e che per andare in chiesa passasse attraverso un sotterraneo, che partendo dalle sue terre conduceva alla chiesetta in questione. Gli anziani del paese che narrano codesta leggenda la descrivono come una donna ricca e avara. Alcuni anziani del paese sostengono che nel luogo in cui sorge la parrocchia ci fosse un monastero di frati.

Si dice inoltre che prima che il paese fosse costruito in “su Sattu”,la chiesa sprofondò e siccome al suo interno vi erano oggetti preziosi e, quando si tenta di scavare, ne esca una vespa dalla puntura mortale per la quale sono morte molte persone che tentarono di entrare.

L’intero paese, con l’eccezione degli edifici religiosi e di qualche palazzotto, era originariamente costruito in ladiri, mattoni di terra locale e paglia fatti essicare al sole che venivano impiegati nella costruzione delle case: alcuni esempi di fabbricati realizzati in ladiri possono ancora oggi essere apprezzati percorrendo le vie del centro abitato.

Il territorio, totalmente pianeggiante è posto su di un terrazzo di sedimenti fluviali in riva al fiume Cispiri, è circondato da colture agricole e vigneti che offrono prodotti rinomati.

Dove il confine tra le proprietà è segnato da recinzioni diverse – in siepi di canne, di fichi d’india e di rovi – si ritrovano le coltivazioni che contraddistinguono il territorio: la produzione cerealicola e quella orticola del pomodoro, la cui Sagra si svolge ogni anno nella seconda settimana di agosto e la rinomata produzione di Vernaccia, vino doc dolce e profumato.

Nell’immediata periferia del paese si apprezza l’importante oasi naturalistica tra il “Rio Cispiri”e lo stagno di “Mare Foghe”, quest’ultimo habitat naturale per specie quali trampolieri, aironi cinerini, garzette, anitre selvatiche, folaghe, gallinelle d’acqua e il sempre più raro “pollo sultano”; inoltre le acque sono popolate da carpe, tinche e altre specie. La zona umida è frequentata da rettili inoffensivi come la natrice viperina e la tartaruga d’acqua.