Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via Arturo Guzzoni degli Ancarani

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia.

Via Arturo Guzzoni degli Ancarani è una traversa di viale Jenner.

Nato a Correggio, presso Reggio nell’Emilia, il 21 dicembre 1858, si laureò in medicina a Modena nel 1881. Divenuto assistente nell’ateneo modenese, orientò i suoi interessi verso la ginecologia. Nel 1886 conseguì la libera docenza in ostetricia e ginecologia a Pavia. Divenne direttore della scuola di ostetricia di Novara e in seguito diresse a Cagliari l’istituto di clinica ostetrica e ginecologica. Nel 1899 assunse la direzione della cattedra e dell’istituto di clinica ostetrica e ginecologica dell’Università di Messina. Presente in città al momento del terremoto del 1908 fu decorato con la medaglia d’argento per l’opera prestata. A Messina fu preside di facoltà dal 1902 al 1905. Chiamato nel 1909 alla direzione della cattedra e dell’istituto di clinica ostetrica e ginecologica dell’Università di Siena svolse anche in questa sede le funzioni di preside di facoltà. Nel 1915, chiamato dalla facoltà medico-chirurgica dell’Università di Modena, assunse la direzione dell’insegnamento e della clinica in quell’ateneo, concludendo lì la sua carriera.

Interessato alla ricerca in campo clinico e sperimentale, dopo i primi studi di interesse medico e terapeutico generale (tra i quali si ricorda una osservazione sull’impiego dell’idroterapia nel trattamento di una forma di corea si dedicò definitivamente alla sua specialità, recandovi importanti contributi.

Descrisse due nuovi segni per formulare la diagnosi di gravidanze multiple: la persistenza di una fluttuazione riscontrabile alla palpazione dopo la fuoriuscita del liquido amniotico, e l’esistenza di una dilatazione di 2-2,5 cm dell’orifizio uterino prima dell’inizio del travaglio, dall’esagerato sviluppo dell’utero; studiò le complicanze di tali condizioni e la loro incidenza; condusse una ricerca clinico-statistica su tutti i parti gemellari avvenuti in Italia tra il 1868 e il 1886 . Illust le corrette metodiche di esecuzione del taglio cesareo, alle quali fece poi seguire la ricerca storica con il saggio Contributo alla storia del taglio cesareo sulla donna agonizzante. Dimostrò che l’intervento, già ipoteticamente considerato da Fournier nel 1677, era stato eseguito da Bichat nel XVIII secolo.

Studiò le rare complicazioni patologiche della gravidanza, quali la tetania e l’emofilia. Condusse ricerche, anche sperimentali, sulla presenza di acido lattico nella placenta umana, sui meccanismi delle fratture fetali intrauterine, sugli aspetti medico-legali delle alterazioni post-mortem della placenta; propose per primo il tamponamento uterino per il trattamento della placenta previa.

Studiò la tubercolosi dell’utero dimostrando l’esistenza di una forma tubercolare primitiva dell’organo, causa di infezione del feto durante il parto e adottò metodi chirurgici appropriati, ricorrendo all’isterectomia solo nei casi estremi.

Numerosi sono i suoi contributi alla storia dell’ostetricia, che compaiono nella Enciclopedia medica italiana del 1887. Pubblicò la grande opera L’Italia ostetrica, ricchissima di notizie, citazioni bibliografiche e dati statistici, vera continuazione della Storia dell’ostetricia in Italia di A. Corradi. Insieme con Pestalozza completò il Trattato di ostetricia e ginecologia di A. Cuzzi, rimasto incompiuto per la morte dell’autore. Questo lavoro gli consentì di operare una revisione bibliografica di tutti i trattati di ostetricia pubblicati in Italia fino al 1900.

Si interessò anche degli aspetti sociali della specialità. Attribuì una delle cause della diffusa mortalità infantile nel mancato allattamento materno. Riuscì ad ottenere una trasformazione dei brefotrofi luoghi di cura e ricovero e contribuì al varo di una legge sulle adozioni. Nel 1919 auspicò l’introduzione del divieto per la madre di passare all’allattamento mercenario prima di aver assolto per almeno cinque mesi ai suoi obblighi verso il neonato. Gli va inoltre, riconosciuto il merito dell’unificazione della direzione del servizio ostetrico-ginecologico.

Arturo Guzzoni degli Ancarani morì a Modena il 10 agosto 1927 lasciando il suo patrimonio all’Università modenese, alla Società italiana di ostetricia e ginecologia e a vari istituti di beneficenza.