Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via Giulio Bechi

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia.

di Annalisa

Via Giulio Bechi è una traversa di via Nicola Valle nel quartiere di Barracca Manna a Cagliari.

Giulio Bechi nacque a Firenze il 20 agosto 1870. Affascinato dall’esempio dello zio paterno Stanislao, morto in difesa della libertà della Polonia, Bechi si arruolò, continuando con l’attività di scrittore. Nel 1895, inviato in Africa fu testimone della campagna coloniale e pubblicò un volume di bozzetti dal titolo Fra il bianco e il nero. L’anno seguente fu inviato in Sardegna per operare contro il banditismo. Bechi fu molto colpito dall’esperienza sarda e pubblicò nel 1900, la sua opera più significativa dal titolo Cacciagrossa: scene e figure del banditismo sardo.

Nel libro Bechi non esplorò il mondo del banditismo sardo ma fece una descrizione d’ambiente e d’impressioni vivaci e varie. L’autore volutamente non affrontò il tema legato alla piaga del banditismo. Malgrado il trattamento appena accennato della questione sarda però, bastarono pochi accenni alle condizioni miserabili dell’isola dimenticata, all’ipotesi di collusioni di interessi di cui si nutriva il banditismo, per accendere una feroce polemica sul libro. Bechi venne fatto oggetto di querele e sfide a duello, per la sua “malevolenza”, nel descrivere l’isola. Ci furono proteste parlamentari di deputati sardi, che portarono il ministro della Guerra a condannare Bechi a due mesi di arresti in fortezza. Le reazioni al libro portarono anche una certa notorietà all’autore e a un boom di vendite, seguite da nuove edizioni.

Intanto Bechi, seppur contrario all’uso dell’esercito nella repressione dei primi moti socialisti, continuò ad aver fiducia nella missione del soldato e continuò nella carriera di ufficiale. Affiancò sempre alla carriera militare la sua attività di scrittore producendo volumetti leggeri come La gaia brigata nel 1904 e I racconti di un fantaccino, nel 1906 che descrivevano la sua esperienza militare in modo umoristico.

Ben presto però Bechi decise di dedicarsi esclusivamente alla scrittura sostituendo all’azione militare che in quel momento non gli si confaceva, la potenza della parola . Chiese l’aspettativa e si apprestò a scrivere una trilogia dal titolo Verso una più grande Italia, che rimase però incompiuta. Uscirono solo Lo spettro rosso nel 1909 e I seminatori nel 1914, opere diseguali in cui l’intento morale ispirato al nazionalismo, risente di una forma spesso retorica. Di quegli anni è anche Il capitano Tremalaterra dove i moniti morali del Bechi sono stemperati dalla satira, nel resoconto di un certo militarismo africanista.

La politica giolittiana e l’impresa di Libia, smorzarono lo slancio nazionalista del Bechi. Allo scoppio della guerra mondiale insistette per tornare al fronte come militare d’azione ma fu invece destinato all’ufficio stampa. Nel 1917 fu promosso colonnello, e si dedicò con entusiasmo alla formazione di un reggimento di giovani.

Il 30 agosto 1917 sulle alture di San Marco, fu colpito dall’artiglieria nemica e morì a Gorizia dopo trentasei ore di agonia. Alla sua morte fu insignito della medaglia d’oro al valor militare.