Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Atzara

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Atzara (Atzàra in sardo) è un comune della provicnia di Nuoro di circa 1.000 abitanti che confina con Sorgono, Meana Sardo, Belvì e Samugheo.

Secondo lo storico Massimo Pittau il toponimo deriverebbe dal corrispondente appellativo, sardiano o protosardo, autzara, aussára, aússara, alús(s)ara, aucciada, lutzara, atzara, tzara, cioè «clematide cirrosa», «vitalba». Il villaggio, quindi, avrebbe derivato la sua denominazione dalla particolare presenza, in origine, della citata pianta nel sito in cui è sorto. Curioso, sempre secondo Pittau è il fatto che in provincia di Grosseto, cioè in piena area etrusca, esista un centro abitato chiamato Castell’Azzara, di cui il secondo componente è uguale al toponimo (proto)sardo

Si pensa che sia stato fondato dagli abitanti di altri tre piccoli borghi esistenti all’ora nei territori limitrofi all’attuale insediamento: Leonissa, Baddareddu e Pauli Cungiau.

Situato nella regione del Mandrolisai, l’esistenza del borgo può farsi risalire agli anni intorno al 1000 e sorse presso la fonte di Bingia de giosso, tuttora esistente. Il centro storico è suddiviso negli antichi rioni di Su FruscuLodineMontiga e jossoMontiga e SusuSa Cora MannaSu Cuccuru de Santu Giorgi e Tzùri, con vecchie case e edifici costruiti prevalentemente in granito.

Centro agricolo del Mandrolisai, Atzara è situato sul versante occidentale del Gennargentu, dominato dall’altura di sa Costa, adagiato in una conca nell’alta valle del fiume Araxisi.

Attorno al paese si sviluppano boschi e colline coltivati a vigna, da cui si ottiene un famoso vino nero (che prende il nome dalla zona “mandrolisai”, da accompagnare con i dolci tipici della tradizione: is bucconettes su gattou, a base di mandorle, e sa tumballa ‘e latte. A maggio, da non perdere la sagra del vino.

Ad Atzara il vino non è solo economia, ma anche tradizione, storia e cultura. Spesso non è difficile poter vedere potenti gioghi di buoi attraversare i filari, quasi a suggellare un patto tra uomo e animale per il raggiungimento del fine della produzione del buon vino Mandrolisai.

Non c’è solo il vino a rendere onore ad  Atzara, che  vanta una varietà di piatti antichissimi, tramandati dai tempi più remoti e destinati a sopravvivere nel tempo: Sa fregula istuffada, sa tumballa, sos malloreddos, sas suppas, su biradizzu, s’ortau, su gattou, sos bucconettes, su pani ‘e saba. Tante specialità ancor oggi preparate nel rispetto della tradizione.

Tra queste risaltano s’ortau, la prelibata salsiccia con frattaglie e carne di maiale, sale, pepe, prezzemolo e pomodoro secco e un’altra specialità atzarese, su pani ‘e saba, in particolare quello floriu, un’impasto di noci, nocciole, pabassa e mandorle a guarnire.

L’alimento fondamentale rimane però il pane, che la tradizione ha tramandato nelle forme più varie.
Su zicchi, una varietà di pasta dura, fatta con la semola, lavorata artisticamente, sa pogazza, un impasto di farina integrale e semola di forma rettangolare, consumato soprattutto in inverno, su cruvarzu di farina integrale, su brufulittu, soffice fatto di semola, su tiratile, un impasto di semola e farina fine a forma di una ruota, confezionato per S. Antioco, sa fresa, di semola e farina fine, sottile, vuoto all’interno, consumato soprattutto in estate, su pistoccu, pane di farina integrale, la cui parte superiore si separa da quella inferiore dopo la cottura, e infine sa goccoi cun gerda, in semola impastata con i residui del lardo avanzati dall’estrazione dello strutto, da gustare nei giorni più freddi dell’anno.

La fauna della zona e nel territorio di Atzara si possono incontrare anche i daini selvatici, mufloni, cinghiali, volpi, conigli, lepri, donnole, martore e ricci,  senza dimenticare alcune aquile reali e l’astore sardo che si può ammirare facilmente in volo anche nelle vicinanze del centro abitato.

Molto raffinata è la tradizione tessile, in particolare tappeti e costumi tradizionali.  Atzara è famosa anche per la particolarità dell’abito femminile, col caratteristico copricapo (sa tiagiola).

Atzara diventò centro di elaborazione di un linguaggio pittorico autoctono d’ispirazione iberica, nonché meta di soggiorno di importanti artisti sardi: Antonio Ballero, Giuseppe Biasi, Francesco Ciusa, Mario Delitala, Stanis Dessì, Filippo Figari, celebrati nel centro storico dal museo d’arte moderna e contemporanea, intitolato ad Antonio Ortiz Echagüe, autore del dipinto più famoso, ‘Donne di Sardegna’. Il museo, allestito in un edificio ottocentesco ristrutturato, è articolato in sala storica, con immagini del paese di inizio Novecento, sala artistica con opere di pittori stranieri, italiani e sardi, e parte dedicata a mostre temporanee.

In effetti si può parlare di una vera e propria scuola di Atzara, che ha favorito lo sviluppo della pittura in Sardegna: un altro pittore atzarese conosciuto è Vittorio Tolu, del quale il museo conserva diverse opere.

Di una certa importanza la chiesa di San Giorgio, edificata anteriormente al 1205. Caratteristica è anche la chiesa parrocchiale di Sant’Antioco martire, costruita alla fine del XV secolo, con semplice facciata liscia e grande rosone centrale, in stile gotico aragonese. La torre campanaria è precedente e di stile romanico. All’interno sono ospitati due altari lignei di età barocca, una statua della Madonna con bambino (fine XVI secolo) e argenterie cinquecentesche. È sede della festa del patrono, a metà novembre: in passato per l’occasione ai forestieri era offerto su pane ‘e sapa, altro dolce tipico.

Di fattura romanica è la chiesa di santa Maria bambina, forse la più antica.

Nei pressi della chiesa si trova anche il palazzo signorile di epoca aragonese, detto “de Su Conte”, antica dimora feudale, che presenta, lungo l’attigua via Su Conte, un pozzo a cupola appartenuto al complesso.

All’interno del territorio comunale si trovano anche la chiesa di Santa Maria de Giosso e si Santa Maria de Susu, chiese campestri dedicata al culto di Maria. La chiesa di Santa Maria de Susu è situata in località Laonìsa ed è l’unica testimonianza dell’ormai scomparso villaggio che sorgeva  nel Medioevo.

Nei dintorni si conservano i resti di “domus de janas”, “tombe dei giganti” e il nuraghe di Abbagadda (cioè “Acqua Calda”), con una torre centrale di circa 6 m di altezza. Altri nuraghi sono quelli di Ligios, di Ni’ e Crobu, di Su Nurache, di Figos, di Su Pisu e di Suergèdu.

Risalgono all’età romana numerosi frammenti di anfore e vasi dalla superficie interna ed esterna color rosso chiaro e lisciate a stecca.

Dal punto di vista storico, riveste un certo interesse, per le tracce di un insediamento medievale, a circa due chilometri dal paese, la località di Launisa. Secondo la leggenda e la tradizione, a Launisa pare sorgessero altri due villaggi ormai scomparsi: Baddareddu e Paùli Cungiau, la cui esistenza è nota per alcuni versi tramandati dalla memoria secolare: CUADDARIU NIEDDU – SI ANDAS A BADDAREDDU – NARASIDD’A CILLOTTA – CA SA FIGIA D’EST MORTA – SA CH’HIAT COIAU – A PAULE CUNGIAU. ‘ O uomo (che te ne vai) vestito di nero sopra un cavallo, se mai passi nell’a bitato di Baddareddu, di a Cillotta che le è morta la figlia, quella che lei aveva maritato in Pauli Cungiau’.

Comprovato storicamente è però il fatto che nelle vicine campagne sorgesse il villaggio di Spasulè, un ricco borgo tra Sorgono ed Atzara. Il villaggio venne abbandonato a partire dai primi decenni del 1600, forse in seguito ad una pestilenza o all’avvelenamento dell’acqua delle sue fonti, secondo le leggende tramandate nella tradizione orale. Una parte degli abitanti di Spasulè si stabilirono anche ad Atzara, oltre che in altri vicini paesi. Del villaggio antico rimane ormai solo la chiesetta, recentemente restaurata.

(foto da facebook, comune di atzara e www.sardegnaturismo.it)