Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via Francesco Riso

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia.

di Annalisa Pirastu

Via Francesco Riso è una traversa di via Barracca Manna, nell’omonimo quartiere.

Francesco Riso nacque a Palermo il 15 ottobre del 1826.

Di umili origini, faceva l’idraulico e fin da giovanissimo fu animato dagli ideali risorgimentali e fortemente avverso ai Borbone e alla loro dominazione. La sua fede patriottica lo spinse a organizzare vari tentativi di cospirazione.

Nel 1850 partecipò nella sua città natale all’insurrezione della Fieravecchia. Il quartiere storico Fieravecchia fu più volte al centro di sommosse popolari, ed è impresso nella memoria storica perché nel 1860 vi si acclamò l’arrivo di Garibaldi. Riso fece inoltre parte dei comitati segreti tesi a minare il potere Borbone. Il 4 aprile 1860 poco più che trentenne diresse la rivolta della Gancia, che lo vide protagonista presente, mentre l’azione dei rivoltosi era coordinata da Francesco Crispi, che si trovava a Genova.

Per l’operazione dei rivoltosi venne scelto il convento dei frati minori Osservanti, detto Convento della Gancia. Francesco Riso, con l’appoggio dei religiosi, vi aveva ammassato armi e munizioni tempo addietro. Nella notte tra il 3 e il 4 aprile, i circa sessanta rivoltosi si introdussero nel convento, dove attesero il mattino per dare inizio all’insurrezione. Alle 5 il suono delle campane, che fungeva da segnale per i gruppi armati appostati sulle montagne, diede inizio ai primi colpi d’arma da fuoco. Il capo della polizia di Palermo però, aveva ricevuto una soffiata da parte di uno dei frati: Padre Michele da Sant’Antonino. Intorno al convento aveva infatti fatto appostare i militari borbonici del 6º Reggimento, che spensero sul nascere l’insurrezione. Ci furono 20 vittime e altri 13 uomini furono tratti in arresto.

Si salvarono solo due patrioti: Gaspare Bivona e Francesco Patti, che si nascosero tra i cadaveri e fuggirono attraverso un foro praticato sul muro esterno, mentre alcune popolane inscenavano un litigio per distrarre i soldati borbonici. Nei giorni successivi la città era in fermento e si preparava a una nuova sollevazione. I Borbone vollero allora rendere esemplare la sentenza per i ribelli della Gancia, e li fecero fucilare tutti senza processo. Fra questi c’era il padre dello stesso Riso.

Francesco Riso,ferito e catturato durante la rivolta, morì in ospedale il 1 maggio 1860. E’ sepolto nel cimitero di Sant’Orsola.