Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Barisardo

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Bari Sardo (Barì in sardo) è un comune di circa 4.000 abitanti della provincia di Nuoro. Confina con Cardedu, Loceri, Lanuesei, Ilbono e Tortolì.

Barì è un toponimo di probabile origine protosarda, confrontabile con diversi altri toponimi della Sardegna quali, ad esempio, Barái (oggi Siligo), Baraíma (oggi Cabras), ecc.

Il nome attuale del borgo ogliastrino risale al 1862 quando un decreto di Vittorio Emanuele II affiancò ‘sardo’ a Bari per evitare confusioni col capoluogo pugliese.

Bari Sardo è immerso in colline di vigneti e frutteti e sorge sul suggestivo altopiano basaltico chiamato “Teccu ‘e su Crastu”.

L’origine del paese risale all’Alto Medioevo quando, per sfuggire alle incursioni di Vandali e Saraceni, la popolazione si rifugiò nell’entroterra, a quattro chilometri dalla costa.

Nel medioevo la villa di Barì appartenne al giudicato di Cagliari e fece parte della curatoria dell’Ogliastra fino al 1258, quando, alla caduta del giudicato, venne annessa prima al giudicato di Gallura e poi alla Repubblica di Pisa.

Con la conquista aragonese della Sardegna, nel 1324 fu incorporato nella contea di Quirra, feudo dei Carroz. Dal 1603 la contea fu trasformata in marchesato, feudo dei Centelles e poi degli Osorio, ai quali fu riscattato nel 1839 per diventare un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

Il territorio conserva numerose testimonianze archeologiche: le domus de Janas di Pizzu ‘e Monti e Funtana su Rettore, 14 nuraghi, tra cui il più famoso è il Sellersu, senza trascurare Ibba Manna, Ibbixedda, Niedda Puliga, Moru, Mindeddu e tombe di Giganti di Canali, Uli e Pitzu Teccu.

Nel periodo romano esisteva in questo territorio un presidio detto Custodia Rubriensis, dal nome della popolazione protosarda dei Rubrensi che dimorava in queste terre.

Il centro è caratterizzato da case rustiche, ville coloniche, torri spagnole, antichi ovili e dall’imponente chiesa parrocchiale di Nostra Signora di Monserrato, una delle più belle dell’Isola, ricca di marmi pregiati.

La chiesa è caratterizzata da una pianta a croce latina con volta a botte articolata in una sola navata su cui si aprono tre cappelle laterali; il transetto è sormontato da una bella cupola ottagonale. Nel presbiterio sopraelevato e cinto da una raffinata balaustra in marmo bianco, si accede tramite una scalinata. Qui è posto il sontuoso altare con al centro una statua della Madonna.

Nella parte posteriore della chiesa spicca, in tutta la sua maestosità, il bellissimo cupolone decorato, mentre, sul lato destro, si eleva il raffinato campanile in stile barocchetto. La cella campanaria è conclusa da una cupoletta cuspidata con croce.

Nella chiesa sono custoditi interessanti arredi sacri come il dipinto ‘Mosè in preghiera’ e la copia della Sacra Famiglia di Raffaello, un pregiato arredo d’altare e le statue della Madonna del Rosario, di S. Giuseppe e della Madonna dormiente.

Tra le chiese da visitare anche quella di santa Cecilia, un tempo campestre, oggi dentro il tessuto urbano; quella di san Giovanni, in località “sa Marina”, dove, a luglio, si svolge una processione dal paese alla frazione e quella campestre di san Leonardo risalente al XVI secolo.

Santa Cecilia, è una piccola chiesa campestre, ora inglobata nel tessuto urbano del paese, che viene utilizzata in alcune occasioni particolari, mentre la chiesa di San Giovanni è un tipica chiesa in cui si celebrano le messe soprattutto nel periodo estivo e si trova nella frazione costiera in località “Sa Marina”, dove, nel mese di luglio viene festeggiata la sagra, con la processione dal paese di Bari Sardo alla frazione marina.

La chiesa di San Leonardo è una piccola costruzione in pietra del XVI secolo, che ospitò in passato la statua in legno dell’omonimo santo e sorge su una collina da cui si domina l’intero centro abitato.

Il simbolo di Bari Sardo è la torre di Barì, realizzata dagli aragonesi fra 1572 e 1639 in uno sperone roccioso sul mare. Alta quasi 13 metri e con diametro alla base di undici, controllava 15 chilometri costieri tra i capi Bella Vista e Sferracavallo. Il forte domina e divide il litorale in due parti: a nord il cosidetto “mari de is ominis”, a sud il “mari de is feminas”, secondo una distinzione nata nel dopoguerra, quando i due tratti erano frequentati separatamente da uomini e donne.

A sud della spiaggia della Torre di Barì si trova sa Marina Tramalitza, con sabbia chiara e mare cristallino con sfumature verdi.

Una delle ‘perle’ d’Ogliastra rientra in parte nel territorio di Barì: è Cea. più di un chilometro di sabbia bianca e morbida, fondale basso, scogli levigati e sfumature smeraldine del mare. A 300 metri dalla riva, al centro del litorale, spuntano due faraglioni di venti metri, denominati “Is Scoglius Arrubius”, simbolo di Cea.

Barisardo è nota anche per la esistenza di una torre risalente al periodo spagnolo. La costruzione fortificata si erge su un promontorio che divide due spiagge: quella detta appunto “della torre”, e quella di Planargia.

Secondo quanto si legge sulla “Carta sulla descricion de la Isla Y Reyno de Sardena” di Francesco Vico, la sua costruzione si può collocare fra il 1572 e il 1639. La sua funzione originaria, con 15 km di visuale sulla zona che si estende da capo Bella Vista a capo Sferracavallo, era quella di avvistamento.

(foto da wikipedia, chiese di sardegna, sardegna turismo, facebook)