Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Birori

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Birori (Bìroro in sardo) è un comune della provincia di Nuoro di circa 500 abitanti e si trova ad una altezza di 450 metri sul livello del mare.

La cittadina fa parte della subregione del Marghine e confina con Bortigali, Macomer, Borore e Dualchi.

Sul significato del nome non si hanno opinioni certe, mentre si affacciano varie ipotesi per i nomi dati a nuraghi, dolmen e tombe di giganti.

Ad esempio Oddetta significherebbe “imposta, tassa”, mentre Miuddu ha il significato di “midollo” e Urighe “prospero, fecondo”, mentre Corrizola significa “giovenca con le corna corte”.

L’area è abitata dall’uomo fin dalla preistoria, come attesta la presenza di 23 nuraghi, 6 dolmen, 8 domus de janas, 14 domus de janas, una fonte nuragica e una capanna nuragica.

Tanti si trovano nelle vicinanze del fiume Murtazzolu e sono facilmente raggiungibili anche dalla Strada Statale 131.

Tra i più importanti nuraghi si possono citare: Miuddu (forse quello meglio conservato), Bidui, Su Puttu (che si trova vicino al dolmen di “Sa perda ‘e S’Altare” in territorio di Macomer), Urighe (si trova sulla sponda del rio Murtazzolu, vicino al Protonuraghe s’Iscra e s’Abbasanta), Pedra Oddetta, Serras, Tintirrios (i resti di questo monumento si trovano vicino al rio Tossilo, al dolmen di Padru Lassia e del Nuraghe Urighe), Serbine e Sorolo (che si trova vicino al rio Tossilo e in prossimità delle tombe di giganti di Sarbogadas).

Di quest’ultimo, Angius e Casalis scrissero che si elevava di “50 piedi con grosso corpo, nella cui stanza interna vi si conterebbero comodamente 60 persone”.

Nel territorio sono presenti anche alcuni protonuraghi: Pedra Oddetta, S’Iscra e S’Abba Santa (che fa parte di di una linea di insediamenti umani comprendenti i nuraghi Oddetta, Urighe, Tintirrios e Sorolo), Aladorza, Arbu e Mura Barbaros (in prossimità del Nuraghe Sorolo e della tomba di giganti Tomassino).

Ugualmente importante la presenza di tombe dei giganti: Pedra Oddetta, Padru Lassia, Corrizzola, Serbine, Tomasino e Sarbogadas (situata in un’area di notevole interesse archeologico per la presenza di cinque tombe di giganti, di due dolmen, di una tomba megalitica e di un nuraghe), Sa Perda ‘e S’Altare (il monumento funerario ben conservato e più grandioso del territorio, descritta nei particolari da Alberto Ferrero Della Marmora).

Notevole anche la presenza di diversi dolmen: Sarbogadas (vicino al rio Badde), Corrizola, Mura Pranosa (che si trova nelle vicinanze delle tombe di giganti di Sa Pedra e s’Altare), Arbu e Padru Lassia.

Ugualmente nelle vicinanze del rio Murtazzolu, si trovano diverse domus de janas: Farruntu, Bau Cannas, Pala ‘e cane, Mura Pranosa e Cobercada.

Sono presenti anche la fonte nuragica Suerzu (vicina all’ipogeo di Bau Cannas) e una capanna nuragica che si trova a poca distanza dalle tombe di Sa Perda ‘e S’Altare.

Birori, in epoca medievale, faceva parte del giudicato di Torres e della curatoria del Marghine. Nel 1259, alla caduta del giudicato di Torres passò al giudicato di Arborea e, successivamente, al marchesato di Oristano.

Dopo la sconfitta degli arborensi contro gli aragonesi divenne un feudo e fu assegnato alla famiglia Pimentel, marchesi del Marghine. Ai Pimentel successero i Tellez – Giron, ai quali fu riscattato nel 1839 con la scomparsa del feudalesimo.

Il centro del paese si è sviluppato attorno alla chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, santo patrono del comune, in onore del quale si svolgono, a inizio di agosto, le celebrazioni religiose e civili.

L’altra chiesa di Birori è dedicata a Santo Stefano e risale al XVII secolo.

Come tanti altri comuni sardi, Birori offre una nutrita e saporita tradizione gastronomica, basata, soprattutto, su piatti di terra: cosi, si potranno gustare le fave con il lardo, il pane bollito, la pasta con pomodori secchi, la pecora bollita, la zuppa di finocchi selvatici, le lumache in umido, la corduladi agnello con piselli, cinghiale in umido e gli arrosti di maialino e agnello allo spiedo.

Fra i dolci, non si possono non gustare le casadinas (dolce tipico del periodo di Pasqua: un cestinetto di semola che contiene ricotta o formaggio, zucchero o miele e uva sultanina), i papassini di sapa, le seadas, i pirichittos e le origliettas (dolce tipico , croccante e saporito ottenuto dalla lavorazione della pasta di semola, trasformata poi in una specie di nido d’ape e fritta e cosparsa, poi, di miele).

(foto da wikipedia e facebook)