Accesso al credito: le difficoltà del sistema produttivo in Sardegna in un dossier della CNA

Analizzando gli ultimi dati della Banca d’Italia sulla dinamica dei prestiti alle imprese, il dossier della Cna evidenzia come il livello del credito, pur molto basso, sia aumentato negli ultimi trimestri dello scorso anno, ma non per tutte e attività economiche

di Antonio Tore

Tra il 2016 e il 2020 la disponibilità di credito per le imprese sarde si è ridotta in maniera vertiginosa (oltre 2,7 miliardi su un volume complessivo di 9,35 miliardi di euro). Solo a partire dalla seconda metà dello scorso anno i prestiti hanno avuto un nuovo incremento (+3%), ma solo per le piccole imprese isolane (grazie alle misure previste dal Governo), a fronte di un’ulteriore riduzione del 2% dei finanziamenti alle aziende più strutturate. È quanto si evince dall’ultimo dossier del Centro studi della Cna Sardegna sull’andamento dei prestiti nell’isola che segna, nel 2020, una stagnazione dell’0,4% del credito nell’isola rispetto al 2019.

Un dato molto preoccupante in quanto, in base all’ultima rilevazione dell’Istat, nonostante le agevolazioni messe in campo dal Governo nazionale ben il 40% delle imprese sarde si aspetta per l’anno in corso gravi problemi di liquidità (una delle percentuali più alte in Italia, seconda solo a quella registrata in Calabria).

Analizzando gli ultimi dati della Banca d’Italia sulla dinamica dei prestiti alle imprese, il dossier della Cna evidenzia come il livello del credito, pur molto basso, sia aumentato negli ultimi trimestri dello scorso anno, ma non per tutte e attività economiche.

Considerando sia il breve che il medio-lungo termine, a dicembre 2020 il volume complessivo del credito erogato alle imprese sarde è stato pari a 9,35 miliardi di euro (compresi pronti contro termine e sofferenze).

Rispetto alla fine del 2016, le imprese isolane hanno visto la disponibilità di credito ridursi di oltre 2,7 miliardi di euro a causa di un progressivo ridimensionamento dei finanziamenti disponibili a partire proprio dalla fine di quell’anno.

L’irrigidimento nell’erogazione del credito ha portato al livello minimo di 8,8 miliardi nell’ultimo trimestre del 2019, mentre dal 2020 si registra una nuova crescita dei prestiti erogati.

Dalla seconda metà del 2020 il processo di ampliamento del credito si è fatto più sostenuto, con tassi di variazione positivi anche rispetto alla seconda metà del 2019.

La crescita risulta trainata dal segmento delle imprese più piccole che nella seconda metà del 2020 hanno registrato un incremento dei prestiti del 7,7% rispetto al periodo luglio-dicembre 2019, a fronte di un incremento inferiore al 3% registrato dalle imprese più grandi.

Scendendo ulteriormente al dettaglio delle dimensioni di impresa, a caratterizzarsi per l’incremento più significativo sarebbero state le microimprese a conduzione familiare con meno di 5 addetti, con un livello complessivo dei prestiti – pari a più di 4 miliardi nella seconda metà dello scorso anno (dei 5,8 complessivi relativi all’insieme di imprese finanziarie fino a 20 addetti e famiglie produttrici) – in aumento del 10% rispetto al 2019.

Il risultato complessivo alla fine dell’anno indica una stagnazione del credito, che è il risultato di un aumento del 3% dei prestiti a favore delle piccole imprese, a fronte di una riduzione del 2% di quello per i soggetti più strutturati.

La stagnazione registrata a livello regionale (- 0,4% nel 2020 rispetto al 2019) si inserisce in un contesto nazionale assai diversificato e che mette in evidenza come siano state soprattutto le grandi e le piccole regioni del nord a veder crescere i flussi di finanziamenti alle imprese, ovvero Piemonte, Lombardia, Veneto, così come Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige, e poi al centro Lazio e Marche. Ad eccezione della Puglia, che segna una modesta crescita, al sud del paese l’indicatore è sempre negativo.

Se nel dato complessivo la situazione è meno drammatica di quanto ci si sarebbe aspettato, il quadro cambia se si entra nel dettaglio delle attività economiche. Per le imprese di costruzione il calo dei prestiti alla fine del 2020 è stato molto rilevante: quasi del 13%. Il dato risente, almeno in parte, di una maggiore rigidità, anche in presenza di garanzie statali, nell’erogazione di credito a imprese, come quelle del settore, in cui l’incidenza di sofferenze ad altri crediti deteriorati risulta particolarmente rilevante. Come per il totale delle attività economiche, anche per quanto riguarda il settore delle costruzioni si osserva una dinamica opposta tra piccole e grandi imprese. Nel 2020 infatti il credito riferito alle imprese più grandi registra un crollo del 15%, mentre per quelle a conduzione familiare si evidenzia un incremento del 2,7% in tutto l’anno, per effetto di crescite molto significative nel terzo e quarto trimestre dell’anno.