Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Bortigali

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Bortigali (Bortigàle in sardo) è un comune di oltre 1.000 abitanti della provincia di Nuoro, nella sbregione storica del Marghine e confina con Birori, Silanus, Macomer,  Dualche e Bolotana.

Bortigali è posto ad un’altitudine media di 510 metri ed è collocato in una posizione ad anfiteatro ai piedi del monte Santu Pedru che ha un’altezza di 1.026 metri, dalla cui cima si può spaziare lo sguardo dai monti del Gennargentu a quelli del Sulcis, dalla colline del Logudoro ai monti della Baronia e si può vedere anche iol mare di Oristano e Bosa.

Le alte pareti rocciose sono frequentate dai grifoni (provenienti dalla colonia di capo Marrargiu a Bosa). La stessa cima è una delle basi più ricercate dagli appassionati di parapendio e deltaplano.

Il significato più condiviso dagli storici del nome di Bortigali era dovuto al fatto che in passato era chiamato Ortucale e Bortyali e deriva dal sardo “ortigu“, “ortìyu“, che significa “sughero”, probabilmente in riferimento alla presenza di sugherete.

È uno dei pochi paesi in Sardegna ad avere un mulino ad acqua funzionante anche se non utilizzato.

Il territorio di Bortigali si estende dall’altopiano di Campeda fino alla pianura del rio Murtazzolu che si trova al confine tra Birori e Bortigali.

Bortigali vanta un patrimonio di monumenti archeologici molto ricco e soprattutto diversificato nelle tipologie. Si contano 43 nuraghi, 10 domus de janas, 3 dolmen, 1 tomba di giganti.

Il monumento più rilevante è certamente il maestoso nuraghe Orolo, posto in posizione molto panoramica e al centro di una zona ricca di altre interessanti emergenze. Un recente restauro ne ha messo in evidenza la bellissima scala elicoidale di 56 gradini con la quale si sale agevolmente fino alla sommità.

Secondo una tradizione (non completamente documentata) pare che il primo insediamento fosse una città punico-romana, poi distrutta, chiamata Berre. Si narra che sette famiglie superstiti formarono il primo nucleo del paese; la leggenda vuole che un vicinato della Bortigali di oggi si chiami proprio per questo motivo “Sette padeddas” (sette “padelle”, cioè sette “fuochi”, famiglie).

Nel periodo giudicale la villa di Bortigali fece parte della curatoria del Marghine nel gudicato di Torres.  Nel 1259, alla caduta del giudicato, la curatoria fu annessa al giudicato d’Arborea. Alla fine del giudicato, nel 1420, la villa passò agli Aragonesi, che la concessero in feudo ai Centelles.

Ceduta nel 1439 a Salvatore Cubello, fu inclusa nel marchesato di Oristano sino al 1478. Il paese tornò ad essere incluso nella contea di Oliva, infeudata prima ai Centelles e poi, per successione, ai Borgia.

Estinta la famiglia dei Borgia, la villa fu concessa alla loro erede Maria Giuseppa Pimentel. Come molti altri villaggi del Marghine non ebbe un rapporto facile con i nuovi feudatari, che dalla Spagna facevano amministrare il feudo a funzionari senza scrupoli. Così tra il 1774 e il 1785 si rifiutò apertamente di pagare i tributi e nel 1795 prese parte ai moti antifeudali.

Nel 1848, abolite le vecchie province, fu compreso nella divisione amministrativa di Nuoro e vi rimase fino al 1859, quando entrò a far parte della nuova provincia di Cagliari, mentre nel 1865, al comune di Bortigali fu aggregato il territorio del soppresso comune di Mulargia e nel 1927 fu inserito nella neonata provincia di Nuoro, della quale tuttora fa parte.

Durante la seconda guerra mondiale Bortigali è stato sede del Comando supremo delle forze armate della Sardegna, e nel paese nacque, nel 1943, Radio Sardegna, prima emittente libera d’Italia.

Nel 1945, Radio Sardegna fu trasferita a Cagliari e diede in anteprima mondiale (venti minuti prima di Radio Londra) l’annuncio della fine della guerra.

Nel centro abitato si contano ben sei chiese:

la chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli in cui si trovano i quattro quadri (che richiamano la pittura rinascimentale italiana, fiamminga e tedesca) di uno smembrato retablo della scuola di Giovanni del Giglio, noto come Maestro di Ozieri, databile attorno al 1551.

La chiesa del Rosario;

la chiesa di San Palmerio;

la chiesa di Santa Croce;

la chiesa di San Giuseppe;

la chiesa di Sant’Antonio.

Nelle vicinanze del paese se ne contano altre quattro:

la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, in località Padru Mannu;

la chiesa di San Giovanni (festeggiato fino agli anni ’40), ora in rovina;

la chiesa di San Martino, anch’essa in rovina.

A queste va aggiunta la chiesa di Santa Maria di Sauccu che, malgrado ricada nel territorio amministrativo del comune di Bolotana, con l’omonimo villaggio di muristenes appartengono alla comunità, civile e religiosa, di Bortigali.

La sagra, di cui si hanno notizie documentate da registri amministrativi sin dal 1606, ha mantenuto quasi intatte le sue caratteristiche tradizionali (tra cui quella di essere a totale carico di un obriere di nomina annuale) e la sua genuinità.

Inizia il 7 settembre di ogni anno per concludersi il 17 dello stesso mese. La mattina del sette due distinte processioni accompagnano i due simulacri della Madonna alla chiesa nell’omonimo villaggio montano: la prima è formata esclusivamente da fedeli a piedi e porta il simulacro più piccolo, santa Mariedda.

La seconda processione parte qualche ora più tardi ed è formata da una cinquantina di “confratelli” a piedi, vestiti con la tunica bianca e da un centinaio di cavalieri (alcuni dei quali portano in groppa la dama su un’originale sella detta striglione), e accompagna il simulacro più grande di Santa Maria Manna.

La partenza e l’arrivo (dopo circa tre ore) delle due processioni sono salutati dal suono dei tamburini e da migliaia di colpi di fucileria a salve. Nel villaggio di Santa Maria, formato da una cinquantina di muristenes, si svolgono le tradizionali novene, con momenti dedicati alla fede e altri al divertimento (musica, balli e abbondanti libagioni). Il giorno 17 settembre le due processioni effettuano il percorso inverso; in particolare, il simulacro di santa Maria Manna giunge a Bortigali intorno a mezzogiorno, la sera viene portato in giro dai “confratelli” presso tutte le famiglie del paese, e infine viene riposto nella chiesa di Santa Croce, sempre accompagnato dal saluto dei fucilieri.

La festa di Sant’Antonio Abate(Sant’Antoni de su fogu), invece, viene celebrata il sabato e la domenica successivi al tradizionale 17 gennaio. Come in quasi tutti i paesi della Sardegna, si caratterizza per l’accensione del fuoco che, a Bortigali, viene ottenuto bruciando la tuva, tronco cavo di un grosso albero.

La festa, totalmente a carico di un obriere a nomina annuale, ha diversi appuntamenti nel corso dell’anno. Dopo la nomina (durante la messa della domenica suddetta) e il passaggio di consegne, detto “Cambio delle bandiere” (a giugno, nel giorno dedicato a S. Antonio da Padova), il primo impegno del nuovo obriere consiste in un’intera giornata (di solito a fine settembre) dedicata al taglio, raccolta e trasporto in paese della legna, col coinvolgimento di centinaia di persone.

Il sabato di gennaio, giorno della vigilia, il simulacro del Santo (che ha ai piedi il caratteristico porcellino) viene trasportato in processione dalla sua chiesa, ricavata in una grotta di trachite, alla parrocchiale. Nel piazzale prospiciente, il sacerdote procede alla benedizione del fuoco (preparato in mattinata e acceso da s’oberaja nel primo pomeriggio).

Fuoco che viene poi allestito nuovamente l’indomani mattina e la domenica successiva, giorno della cosiddetta ottava. I vari spostamenti del simulacro e altri momenti dei festeggiamenti sono accompagnati dal lancio dei coetes (razzi) e dall’accensione di mortaretti.

Non mancano naturalmente i momenti di convivialità, con pranzi, cene e i classici “inviti”. Dal 2012 la cena della domenica è offerta a tutti (mentre sino ad allora questo e altri momenti “laici” erano destinati solo agli “invitati”, parenti e amici dell’obriere).

(foto Wikipedia, Facebook, Sardegna Turismo)