Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Elini

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Elini è un comune di circa 500 abitanti della provincia di Nuoro, che si trova a 472 metri sul livello del mare lungo la strada provinciale che collega Ilbono ad Arzana e confina con Arzana, Ilbono, Lanusei e Tortolì.

Il significato del toponimo non risulta del tutto chiaro. Alcuni storici  propendono per la teoria che esso derivi dal cognomen lat. Elinus e precisamente da una locuzione lat. come (villa vel praedium) Elini «(tenuta oppure fondo) di Elino», cognomen che sarebbe quello di un proprietario romano che nella zona avrebbe avuto dei possedimenti. In questa ipotesi però, afferma Massimo Pittau, si dovrebbe pensare che i possedimenti in realtà fossero nella piana di Tortolì, mentre il proprietario o il suo amministratore liberto vivesse ad Elini al fine di evitare i pericoli della malaria imperante nella piana.

L’area è stata abitata fin dall’epoca neolitica e nuragica come dimostra la presenza di varie testimonianze archeologiche.

Nel medioevo appartenne al giudicato di Cagliari e fece parte della curatoria dell’Ogliastra. Alla caduta del giudicato, nel 1258, passò sotto il dominio dei pisani, e successivamente degli aragonesi, che lo incorporarono nella contea di Quirra, formatasi nel 1363 e data in feudo dal Re d’Aragona Pietro IV il cerimonioso a Berengario Carroz.

Nel 1604 la contea fu trasformata in marchesato e data in feudo ai Centelles e successivamente agli Osorio de la Cueva, ai quali fu riscattato nel 1839 quando ci fu la soppressione del sistema feudale.

Fino al  1958 era accorpato, dal punto di vista amministrativo,  al comune di Ilbono.

Il territorio comunale comprende anche l’isola amministrativa di Monte Bonghi, che ha una superficie di 7,72 km² e fortemente frequentato da cinghiali.

A metà strada tra l’azzurro mare ogliastrino e le aspre montagne del Gennargentu, Elini si distende su una conca coperta da ulivi secolari, protetto dal maestrale imperante di queste terre da alte montagne.

Il suo territorio è percorso da tantissime sorgenti, che rendono l’area molto fertile: sono coltivati ulivo, vigneti e frutteti e crescono lecci e roveri.

Un modo suggestivo per arrivare a Elini è  utilizzare il treno, con il quale si attraversano paesaggi incantati, tra ‘tacchi’ calcarei immersi nella natura lussureggiante.

Arrivati al centro del paese si scende nella vecchia stazione, costruita nell’Ottocento con blocchi di granito.

Nel centro storico merita una visita la chiesa parrocchiale di san Gavino martire, realizzata nel XX secolo su un impianto cinquecentesco.

Nella parte alta del paese si può godere un panorama spettacolare tra lecci e fonti perenni: qui si trova il parco Carmine, meta immancabile della visita al paese. Al suo interno si trovano anche i ruderi di due nuraghi e si può ammirare il bellissimo santuario della Madonna del monte Carmelo, risalente al XVII secolo. Secondo il canonico Flavio Cocco, l’origine del piccolo borgo sarebbe legata al parco, dove si sarebbe insediato un presidio militare romano.

Anche la venerazione degli elinesi per il santo guerriero Gavino, celebrato solennemente ogni 18 maggio, indicherebbe l’origine militare del luogo. La festa più sentita, però, è a luglio con festeggiamenti e processioni per tre giorni

Sicuramente da visitare è la Casa Museo situata nel cuore del centro storico del paese.

Il Museo si trova in un’antica casa recentemente oggetto di lavori di restauro, nel rispetto degli elementi costruttivi originali. L’edificio, articolato su tre piani, presenta, infatti, la caratteristica pavimentazione in tavolato ed i tipici soffitti con travi di legno e canne. La struttura si affaccia su un ampio cortile interno, accessibile tramite una scalinata in granito, mentre nel cortile esterno trovano collocazione il portico e il tradizionale forno per il pane.

All’interno dell’abitazione sono stati ricostruiti gli ambienti domestici del passato con gli arredi originali: la cucina col camino, corredata dai relativi utensili; le camere da letto, con i letti in ferro battuto, i mobili e il corredo; la cantina, che conserva l’angolo dedicato alle attività della panificazione e la dispensa. Nel corso della visita, oltre agli oggetti del vivere quotidiano, è possibile osservare gli strumenti del lavoro contadino, i costumi e i preziosi ricami della tradizione elinese.

Alcuni piatti tipici di Elini sono il dolce Biancheddu, preparato con le mandorle; il Cascà, un cibo arabo derivato dal cuscus tunisino;  il Casu cottu, composto da fette grosse di pecorino sardo fresco, fette di pane casereccio e pepe nero; il Cinghiale alla montanina, marinato con aglio, ginepro e lauro; la Papassina, uno dei dolci che meglio rappresentano la ricorrenza delle feste pasquali e la Peretta all’aceto che, contrariamente al nome, deriva dal cucinare del salame fresco, rosolate con l’aggiunta di aceto.