Incendi in Sardegna: inizia la conta dei danni

Mentre vengono spenti gli ultimi focolai, aiutati dalla mancanza del maestrale, si inizia la conta dei danni e parte il tam-tam delle responsabilità nei ritardi dei soccorsi

di Antonio Tore

Oltre 20.000 ettari di boschi e macchia mediterranea distrutti, migliaia di animali morti, 1.500 persone evacuate, agricoltura in ginocchio, allevatori e agricoltori sull’orlo della disperazione per aver perso le proprie fonti di sostentamento, famiglie intere prive di sostentamento.

Nel Montiferru e in Ogliastra, passando anche per la Planargia, il fuoco ha distrutto tutto al proprio passaggio, mettendo in ginocchio le popolazioni dedite alla pastorizia, all’allevamento e alle colture agricole, con vaste aree dedicate alla olivicoltura.

Il paesaggio spettrale si colora di grigio e nero, accompagnato dal cielo odierno tendente al nuvoloso.

La Protezione Civile regionale, i cui interventi sono coordinati dal presidente Solinas, ha iniziato anche gli accertamenti sulle possibile cause che hanno dato origine all’immenso rogo.

Dalle poche notizie filtrate (ma tutte le ipotesi saranno da confermare), sembrerebbe che le fiamme abbiano avuto origine  nella zona intorno a Bonarcado e che le operazioni di bonifica, dopo lo spegnimento, erano state effettuate.

Forse (dice qualcuno) le fiamme, come si dice, covavano sotto la cenere e grazie al vento che soffiava, hanno ripreso vigore, approfittando delle tenebre che impedivano l’intervento dei mezzi aerei.

Dopo il dramma e il dolore è il momento di pensare subito alla riforestazione e ai ristori necessari per tutti gli agricoltori e allevatori che hanno perso tutti i loro beni: fabbricati, campi, orti e bestiame.

Tutti sperano che non si debba assistere, per l’ennesima volta, ai ritardi della politica rispetto alle necessità di chi ha perso tutto