Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Gavoi

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze naturali e la sua comunità

di Antonio Tore

Gavoi conta quasi 3.000 abitanti e si trova nella Barbagia di Ollolai, il cuore della Sardegna. Il suo territorio è ricoperto in gran parte da leccio e roverella e altre specie arboree quali Castagni, agrifogli, noci e ciliegi. Confina con Ollolai. Lodine, Fonni, Ovodda e Mamoiada.

Sorge sul fianco sud-orientale di una collina (Monte ‘e su Sennore) fronteggiata dai monti di Pisanu Mele, fra boschi e corsi d’acqua. Nelle vicinanze si trova il lago artificiale di Gusana, bacino la cui creazione si può far risalire agli studi del generale Lamarmora, utilizzato sia per la produzione idroelettrica della centrale di Coghinadorzas e sia come meta turistica.

Il lago di Gusana attualmente sommerge il ponte romano, “Su ponte vetzu”, all’altezza del ponte detto oggi di Gusana costruito intorno al II-III secolo dopo Cristo, un ponte romano a quattro arcate, la cui presenza sottolinea l’importanza strategica che i Romani attribuivano a questa valle e una strada romana che collegava Kalaris-Ulbia (Cagliari-Olbia).

La notevole rilevanza naturalistica e paesaggistica del lago e delle vallate circostanti hanno favorito gli sport d’acqua (canoa, windsurf), pesca alla trota, persico, carpa e tinca, per le escursioni sia a piedi che a cavallo, con fuoristrada e quad; per la raccolta di funghi, per la fotografia naturalistica.

Geograficamente Gavoi è posto in una posizione molto particolare: infatti a OVEST è contornato dai monti di BRUNDIHONE (1010 s.l.m.) e CHIZU ‘E NOLI ( 1030 s.l.m.); a NORD dal monte PISANU MELE (1117 s.l.m.); a EST dai monti COHODDIO e PUDDIS mentre a SUD si può ammirare il panorama del lago di GUSANA e del massiccio del Gennargentu.

Poco distante si trova il roccione di Lopène (luogo di pena), dove, secondo la leggenda, si consumava il sacrificio dei vecchi che avevano superato i 70 anni. Gli stessi figli li immolavano al Dio Kronos spingendoli dall’alto dirupo.

Sono due i corsi d’acqua più notevoli: il rio Gusana che attraversa il territorio da Nord-Est fino ad immettersi nel lago di Gusana e il rio Aratu che nasce nel Bruncuspina.

Dal punto di vista faunistico sono presenti specie di vero interesse, come l’astore, il nibbio reale, il falco pellegrino, il corvo imperiale, il gatto selvatico, la martora e tante altre specie.

La valle del fiume Aratu è interessante e di grande importanza come ambiente naturalistico: vi si possono incontrare donnole, martore, gatti selvatici, lepri e rapaci, in particolare astori e rari esemplari di aquile, oltre i corvi ormai rari.

La presenza dell’uomo nella zona è testimoniata sin dal neolitico in regione “Oddirolo”, “Istoddoè”, “Sa Itria”.

Il territorio di Gavoi è ricchissimo di monumenti archeologici. Di particolare interesse gli insediamenti di epoca neolitica attorno al santuario di “Sa Itria” nel cui recinto, chiuso dai “Muristenes”, svetta un bellissimo menhir Sa perda longa”, monolite di granito alto m. 3,60 databile da 5000 a 6000 anni fa.

La zona archeologica circostante evidenzia anche tracce di un villaggio neolitico e nuragico, un muro a forma ellittica intorno alla pietra, pezzi di altri menhir divelti dal suolo e vari menhir abbattuti e anche un grande nuraghe “Jorzi Froris”.

Nel territorio sono presenti 5 domus de janas di Uniai” (di cui tre dette Sas Fenestras) e di Istelathe”; il dolmen ed il nuraghe di Castrulongu”, uno splendido nuraghe a corridoio, incastrato fra le rocce. Sotto il nuraghe, a 50 metri, un dolmen imponente, di cui ancora si può ammirare il grande masso di copertura, rettangolare. Poco sotto il dolmen, si può anche ammirare un menhir fallico, disposto orizzontalmente fra due rocce, parallelo al suolo; i menhirs di “Fiola” e di “Dorthenì”.

Perfettamente conservato è anche il nuraghe di “Talaichè”, un nuraghe monotorre, relativamente arcaico, con dentro una tholos intatta e bellissima, una delle poche ancora visibili in Barbagia.

Nella zona di Soroeni, prima del nuraghe appartenente a Lodine, in territorio di Gavoi si ammira una domo ‘e janas e una tomba di giganti, sepolta presso una scuderia.

Anche attorno al lago di Gusana si trovano numerose domus de janas: Garìo, ISCRITHOLA, contenenti nove domos de janas scavate su grandi massi del sito. Sono visibili presso una caverna, frequentata da epoca piuttosto arcaica. Alcune domos de janas conservano tracce di pittura, una specie di ocra rossa, forse ricavata dalla corteccia di querce. SAS CAMPANAS DE GURRAI: tre domos de janas delle quali una è particolarmente interessante perché si sviluppa su quattro ambienti diversi ed ha una superficie totale di circa 25 metri quadrati.

Sono da menzionare poi i menhirs di “Pedras Fittas” nella VALLE DI ORATU: era attraversata dalla Via mediterranea, strada romana strategica delle zone interne. Tracce della strada si possono ancora vedere all’altezza di Domos Novas, villaggio antico scomparso in epoca medievale, di cui si notano poche tracce. Vicino anche i resti di una tomba di giganti. A Predas fittas, ai confini del territorio, si ammirano due menhir ancora in posizione verticale.

In età medioevale Gavoi faceva parte del giudicato di Arborea e apparteneva alla giurisdizione della diocesi di Santa Giusta.

A firmare la pace nel 1388 fra Eleonora D’Arborea e Giovanni d’Aragona fu un gavoese Bernardu Lepore in rappresentanza della Barbagia di Ollolai e della curatoria di Austis.

Presto avrebbe accresciuto il suo territorio di parte delle terre di Oleri (distrutta dalla peste nel 1401. Il 23 maggio 1473 Leonardo de Alagon suddivise i territori di Villa Oleri, distrutta dalla peste del 1398-1401, fra le ville di Gavoi e Ovodda.

Nel 1504 re Ferdinando concesse a Pietro Massa Carroz di Arborea il villaggio di Gavoi
Dopo il 1614 Gavoi fece parte del del Ducato di Mandas.

Il significato del nome di Gavoi e la sua origine sono ancora incerte, anche se i più interpretano il toponimo come “recinto di bestiame”, mentre altri studiosi lo attribuiscono come accrescitivo di Gavino, il Santo turritano cui è intitolata la Chiesa parrocchiale.

In passato, Gavoi era rinomato per la produzione di speroni e di morsi per cavalli, per la produzione di coltelli e la fabbricazione e commercializzazione dei tessuti di orbace ad opera dei venditori ambulanti “sos Zillonarjos”, che a cavallo viaggiavano per tutta la Sardegna.

Secolare è la tradizione degli orafi e argentieri che vendevano i primi manufatti e gioielli tradizionali in tutta l’isola. Gioielli come “Sa Rughitta”, “Sa Perda e Ocru”,” Sos Guttones”, “Su Sebeze”,”Sos Canzos”, “Su Reliquariu”, “Sa Nushera”, “S’Ispulihadentes”, “Su Sorichittu e Mare”, “Su Puleu”, “Sos Sonazolos”, “Sa Ganzera”, “Su Zunchillu”, gli antichi rosari e altri gioielli, vengono riprodotti oggi, con metodi antichi, dagli abili orafi gavoesi.

Attualmente alcuni artigiani hanno ripreso a produrre l’antico coltello barbaricino e gli speroni, il pane e fresa, il formaggio, le patate, le pietanze tipiche, le ricette, le ultime produzioni dei prodotti della Barbagia e di Gavoi.

Il fiore all’occhiello delle produzioni alimentari di Gavoi è il formaggio Pecorino Fiore Sardo che si produce secondo antiche e particolari tecniche di lavorazione artigianale.

A tale formaggio è dedicato il Museo del Fiore Sardo con un percorso improntato a creare suggestioni e sviluppare curiosità e punti di vista alternativi: sono, infatti, presenti installazioni video, immagini, strumenti tradizionali e moderni legati alla creazione delle pregiate forme del formaggio che si fregia della Denominazione di Origine Protetta.

Il percorso stesso è sostenuto dalle scelte architettoniche che caratterizzano le sale, dalle immagini del fotografo sloveno Žiga Koritnik, dai video tratti dal film documentario Fiore Sardo.

Da visitare anche la Casa Museo Porcu Satta, antica casa signorile risalente ai primi del ‘900, in cui si possono vedere le collezioni stabili di ”Abbigliamento tradizionale”, ”Jocos”, la mostra dei giochi tradizionali e ”Prendas contra s’ocru malu” mostra di gioielli antichi

A Gavoi si costruiscono e si suonano alcuni tra i più arcaici strumenti musicali presenti in Sardegna: ‘Sos Tumbarinos’ di pelli di cane, capra e asino; zufoli di canna palustre; triangoli di ferro battuto. Con essi si accompagnano i balli tradizionali di Gavoi in particolare il Giovedì grasso.

Camminando per le vie del centro, si notano scorci con balconi fioriti, da cui scrittori, attori, musicisti, giornalisti di tutto il mondo si esibiscono a inizio luglio in occasione del festival L’Isola delle storie, la più famosa rassegna letteraria della Sardegna.

(Foto da Comune di Gavoi, Facebook)