Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Girasole

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze naturali e la sua comunità

di Antonio Tore

Girasole (Gelisuli in sardo) si trova nella provincia di Nuoro e conta circa 1.300 abitanti. Confina con Lotzorai, Tortolì, Villagrande Strisaili.

Il paese è situato presso la riva nord-ovest dello stagno di Tortolì e riveste una posizione centrale nella pianura ogliastrina data la vicinanza del porto di Arbatax e dell’aeroporto di Tortolì. Lo stagno costituisce un’area di grandissimo interesse naturalistico, poiché è l’habitat di numerose specie di uccelli e piante palustri.

È separato da Lotzorai dal rio Girasole e dista appena un chilometro dal mare. La spiaggia di sabbia chiara di Isula Manna è immersa nel verde di una pineta e si affaccia su acque dalle tonalità azzurre cangianti.

Quello che attualmente viene chiamato in dialetto Gelisui è forse storicamente il paese più importante dell’Ogliastra, l’unico che si trova da oltre 3000 anni nel medesimo sito.

Secondo alcuni storici, Girasole corrisponde all’antica Sulci Tirrenica. Secondo gli stessi, difatti, l’etimologia della parola riconduce al significato ”di sol la terra”.

Fin dai tempi di Caracalla si fa riferimento a Sulci quale importante stazione della zona orientale della Sardegna. Anche il geografo greco Tolomeo (100 d.C. circa – 170 d.C. circa) continua a chiamare Sulcitani i cittadini di questa stazione.

Il nome Sulci ricorre anche in altri toponimi sardi. Secondo altre ipotesi il nome deriverebbe invece da una voce di origine nuragica che designava i passeri.

Il toponimo ha avuto numerose modifiche nel corso dei secoli divenendo nel trecento “Gerosuli”, nel cinquecento “Gelisoi”, e infine dallo studioso Allodio è citata con il nome “Girasol”, anche se nel sardo locale viene chiamata “Gelisuli”

Il territorio è stato abitato sin dal periodo nuragico, e la presenza di Fenici e Cartaginesi fecero dell’antica Sulci Tirrenica un importante scalo, divenendo, col tempo, uno scalo permanente grazie alle favorevoli condizioni del porto, situato nell’area dello stagno, più vasto e profondo di quanto sia attualmente. L’importanza dello scalo è confermata dalla presenza di costruzioni difensive, che fanno intuire la necessità di proteggerlo dagli assalti dei nemici. Lo sviluppo dello scalo proseguì anche sotto la dominazione romana, che ne fece un’importante base di partenza per le spedizioni contro le continue razzie dei barbaricini delle zone interne e degli invasori arabi.

Scavi archeologici, effettuati nel 1966 nella collina a nord del paese, nell’antico castello, hanno portato alla luce resti di costruzioni edilizie a grossi blocchi posati a secco, che ripetono la tipologia edilizia degli edifici punici di Sant’Antioco e che non possono che essere attribuiti ad una costruzione cartaginese, databile tra il IV e il III sec a. C., con ogni probabilità preceduto a sua volta da un edificio fenicio più arcaico.

Nel medioevo il paese faceva parte della curatoria d’Ogliastra e del giudicato di Calari. Nel 1258 Girasole entrò a far parte del giudicato di Gallura e nel 1288 divenne un possedimento coloniale della Repubblica di Pisa. La dominazione pisana sul territorio, fu talmente avversata dagli ogliastrini che, quando nel 1323 la corona d’Aragona iniziò la conquista dell’Isola, il castello di Ogliastra si arrese aprendo le porte e aiutando anzi l’invasore negli assedi dei castelli di Orosei, Terranova (l’attuale Olbia) e Quirra, ottenendo in cambio riduzioni nelle tasse doganali e maggiori poteri per il capitano di giustizia della zona.

Dal 1324 diventò quindi una villa del Regno di Sardegna e insieme agli altri paesi dell’Ogliastra venne concesso in feudo al conte di Quirra Berengario Carroz.

A causa della guerra tra il Regno di Sardegna e il regno di Arborea, fra il 1365 e il 1409 con Tortolì assunse la fisionomia curatoriale arborense. In seguito tornò ai Carroz di Quirra.

Ultima erede fu Violante, morta nel 1511, la quale lo lasciò ai Centelles, che nel 1604 divennero marchesi di Quirra. Nel 1674, estinti i Centelles, il feudo passò all’erede designato Francesco Pasquale Borgia. Dopo una lunga lite giudiziaria, nel 1726 i Català ne entrarono in possesso fino al 1801, quando passò agli Osorio de la Cueva. Il paese venne riscattato alla famiglia degli Osorio il 1º aprile 1840.

Fino a qualche secolo fa a significare l’importanza di Girasole c’erano almeno sei chiese: quella di S. Antonio, di S. Vittoria, di S. Costantino, di S. Sebastiano, di S. Antioco e l’unica ad oggi rimasta in piedi e restaurata di recente della Monserrata.

Delle sei chiese antiche di Girasole rimane oggi la parrocchiale di nostra Signora di Monserrato. Il suo primo impianto è gotico-catalano, poi fu ricostruita tra XVI e XVII secolo con forme sobrie. Il restauro del 2014 ha portato alla luce affreschi del XVIII secolo. Le celebrazioni in onore della patrona, con sfilata di abiti tradizionali e cavalieri, sono a inizio settembre, mentre Sant’Antioco si festeggia due settimane dopo Pasqua. A metà gennaio si accendono i fuochi di sant’Antonio abate.

Ad aprile, nell’ambito delle manifestazioni per Primavera in Ogliastra, va in scena Pratzas de Gelisuli, in cui vengono aperte le case e si rievocano antichi saperi e sapori: si possono così ammirare arte manifatturiera, espressioni culturali e folcloristiche e specialità enogastronomiche.

In tema di cibi e specialità, a luglio non bisogna perdertela sagra de is culurgionis, piatto tipico ogliastrino con ripieno di patate, menta e pecorino.

Ad agosto, poi, c’è il festival internazionale del folklore, con gruppi folk locali e provenienti da Africa, Asia, Est Europa e Sud America.