Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Lodine

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze naturali e la sua comunità

di Antonio Tore

Lodine è un comune della provincia di Nuoro di poco più di 300 abitanti. Confina con Gavoi, Fonni, Ollolai, Ovodda, Mamoiada, Orgosolo, Desulo e Villagrande Strisaili.

Sorge in prossimità del lago artificiale di Gusana, tra Gavoi e Fonni, in un area panoramica e domina il massiccio del Gennargentu, i monti di Oliena, Orgosolo e l’altopiano di Pratobello.

Il bacino artificiale è meta di intense ore di relax, escursioni in canoa e a cavallo e battute di pesca (da praticare anche nel rio Gosogoleo). Attorno lecci, roverelle e macchia mediterranea, che ospitano specie rare come il cervo sardo.

Lodine conserva numerose testimonianze di epoca prenuragica e nuragica di grande rilevanza con ben dodici nuraghi, due tombe di giganti, undici domus de janas e due villaggi nuragici.

I popoli nuragici, che prediligevano per le loro costruzioni le alture facilmente difendibili, vi edificarono dunque un gran numero di nuraghi, primo tra tutti quello che prende il suggestivo nome di Trinta Batallas (trenta battaglie) proprio perché teatro di numerosi scontri, parzialmente nascosto dalla chiesa di San Giorgio, ( XVI° secolo ), patrono del paese. Il nuraghe è chiamato anche Lodine, da cui sembrerebbe derivare il nome del paese.

Nel medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria della Barbagia di Ollolai. Nel 1420, alla caduta del giudicato, passò sotto il dominio del marchesato di Oristano, col feudo di Giovanni Deiana. per poi passare sotto la dominazione aragonese dopo la battaglia di Macomer.

Nel 1604 fu incorporato nel ducato di Mandas, feudo dei Maza e poi dei Tellez-Giron d’Alcantara.

Il paese fu riscattato agli ultimi feudatari nel 1839 con la soppressione del sistema feudale voluta dai Savoia.

L’economia del paese è basata su coltivazione di cereali, ortaggi e alberi da frutta, e allevamento.

Tipiche del centro storico sono le case coperte con sas teulas (tegole), cotte nei forni assieme a mattoni per pavimenti e archi delle case nobiliari.

Nella parte alta del paese, domina la chiesa di san Giorgio martire, realizzata in pietra nel XVI secolo: un’unica navata con aula rettangolare scandita da archi a sesto acuto e con piccole cappelle laterali. Nell’altare spicca la statua del santo a cavallo. Il portone è preceduto da una breve scalinata che si affaccia sulla piazza omonima, ‘salotto del paese’ con panorama su montagne e lago. L’ex chiesa parrocchiale è stata sostituita dall’attuale moderna parrocchiale di san Giuseppe.

Rilevante centro religioso è anche il monastero delle suore Benedettine Mater Unitatis, poco fuori dal paese.

Tra le feste, il patrono San Giorgio è celebrato a metà settembre, ma molto sentiti sono anche i fuochi di sant’Antonio abate che si accendono a metà gennaio, con degustazioni di dolci tipici, come su papassinu biancu e nigheddu e sas caschettas.

In campagna c’è il santuario della Madonna d’Itria, sull’altopiano di Pratobello, dove a fine luglio si svolgono le celebrazioni con novena e corse di cavalli. Accanto alla chiesa c’è la necropoli composta da domus de Janas di Uniai, formata da sei delle undici tombe ipogeiche di tutto il territorio di Lodine. Tra le sepolture prenuragiche, da visitare anche quelle di Iscritzola.

Oltre al nuraghe ‘cittadino’, vicino al centro abitato se ne contano altri undici e due tombe di Giganti: il complesso più importante è l’area archeologica di Soroeni, con resti di un nuraghe e attorno un villaggio, abitato dall’età del Bronzo finale a quella del Ferro: è costituito da molte capanne costruite con piccoli massi, alcune appoggiate agli affioramenti rocciosi. Le tecniche costruttive sono simili a quelle dei complessi di Genna Maria di Villanovaforru e di Sant’Imbenia ad Alghero.

Caratteristico è il carnevale, detto “su harrasehare lodinesu. Il protagonista è un fantoccio che ha il volto coperto da una maschera di legno, scolpita da un artista locale.

Rappresenta un personaggio della comunità di Lodine che durante l’anno si è distinto per un comportamento non particolarmente piaciuto alla popolazione. A volte viene rappresentato un personaggio nazionale o internazionale che si è posto in evidenza per azioni poco dignitose.

Il fantoccio, accompagnato da un vero e proprio corteo funebre costituito per la maggior parte da uomini travestiti da vedove con gli abiti tradizionali locali e il viso nero., è portato da un gruppo di uomini, (Sas Umpanzias) nascosti da una maschera di sughero che rappresenta un politico o un personaggio del luogo.

Dileggiato e sbeffeggiato, il fantoccio viene portato di casa in casa chiedendo vino, pane e dolci che porteranno al banchetto allestito per il processo. Alla fine sarà bruciato, mentre la maschera viene salvata per essere utilizzata durante il carnevale successivo.

(Foto Comune di Lodine e Sardegna Turismo)