Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Lotzorai

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze naturali e la sua comunità

di Antonio Tore

Lotzorai è un comune della provincia di Nuoro di circa 2.000 abitanti e confina con Girasole, Tortolì, Baunei, Triei, Vollagrande Strisaili e Talana.

Una versione sul toponimo afferma che potrebbe significare “luogo dei mandorli in fiore”. La radice “Lot” e la terminazione “ai” sono di origine nuragica. Viene ipotizzato, anche, che il toponimo si riferisca al Dio Apollo ed al suo culto.

Un altro significato del nome Lotzorai riporta al fatto che il paese appare ufficialmente per la prima volta nel 1117 nel “Santissimi Praesulis Georgici Suellensis”, dove si racconta di un Lozoranus risuscitato dal santo.

Lotzorai sorge fra due fiumi, al centro di un “anfiteatro” formato in modo naturale dal massiccio del monte Oro.

Il paese ha una struttura urbanistica tipica dei paesi a economia rurale: grandi case con ampi cortili, mentre le strade del centro storico sono strette e si intrecciano mettendo in evidenza scorci e scenari suggestivi.

Il territorio fu abitato dall’uomo sin dal periodo prenuragico e nuragico come testimoniano vari luoghi di interesse archeologico come la necropoli prenuragica che si trova in località Tracucu, Fund’e Monti e Genna ‘e Tramonti composta da una ventina di domus de janas.

Un altro complesso archeologico si trova in località Su Truncu – Sa Murta e comprende altre domus de janas lungo la strada che porta a Santa Maria Navarrese.

Diversi reperti di epoca nuragica e prenuragica sono stati trovati nel bosco di Su Padentinu; nei pressi della chiesa di campagna, intitolata a san Tommaso e di quella della vecchia chiesa di Sant’Elena con annesso cimitero e vicino al nuraghe che si trova nei pressi della chiesa intitolato anch’esso a san Tommaso.

I ritrovamenti dei reperti e gli studi del territorio fanno ritenere che il paese di Lotzorai fu abitato già all’età del rame e fu sede anche di un insediamento prima punico poi romano.

Lotzorai, nel medioevo fece parte del giudicato di Cagliari e della curatoria dell’Ogliastra, fino al 1258. Passò poi al giudicato di Gallura e successivamente a Pisa, che acquisì il borgo e il castello della Medusa.

Nel 1323, quando gli aragonesi si prepararono alla conquista della Sardegna, il castello e il borgo furono occupati da Berengario Carroz e fu poi annesso alla contea di Quirra, feudo dei Carroz. Nel 1603 la contea venne trasformata in marchesato, feudo prima dei Centelles e poi degli Osorio de la Cueva, ai quali fu riscattato nel 1839 con soppressione del sistema feudale voluta dai Savoia.

Attorno al paese si trovano coltivazioni di ortaggi, agrumeti, uliveti e vigneti, mentre lungo i sette chilometri di litorale ci sono tante strutture ricettive e ristorative, che accolgono amanti del mare e della natura e da appassionati di free climbing, trekking e cicloturismo.

La costa parte dalla frazione turistica di Tancau e passa per le spiagge di Pollu, Lido delle Rose, Iscrixedda e Isula Manna. Davanti alla spiaggia cittadina, a circa un miglio a est dalla costa, c’è l’isolotto d’Ogliastra che, In realtà, è un piccolo arcipelago di tre isolette di granito rosa e porfido rosso, tipici del mare ogliastrino. L’isolotto maggiore è ricoperto di vegetazione e abitato da cormorani, gabbiani reali e corsi. Un tempo era leggendario riparo durante la navigazione.

Anticamente il suo nome era Heralubra o Heratra o Iera Lutra o Heralutra cioè i bagni di Era o Hera che era il nome greco di Giunone e ciò evidenzia un ulteriore collegamento con il mondo greco.

Sulla vetta, a circa 50 metri, è stata issata la statua della Madonna dell’Ogliastra, opera dello scultore Pinuccio Sciola, divenuta tappa di fedeli: a fine luglio vi si celebra la festa della Madonna regina della pace con una processione a bordo di barche. Alle spalle della costa affiorano stagni e lagune: il parco fluviale del fiume Pramaera, lo stagno di Pollu e la Paùle di Iscrixedda.

Nel territorio di Lotzorai sono presenti diversi edifici di culto. La vecchia Chiesa di Sant’Elena ha un cimitero annesso, di origine Medioevale, edificata intorno all’anno 1100. E’ ridotta ormai ad un rudere: rimane in piedi ancora la facciata, buona parte dei muri esterni e le mura di cinta del cimitero. Per avere attestazioni documentarie riguardo questa chiesa bisogna risalire all’anno 1621 quando a Lotzorai vi si recò il Reverendo Miguel Català, Commissario e Visitatore Generale della diocesi di Suelli. Il Visitatore era accompagnato dal Reverendo Martin Murro, rettore di Lotzorai e della parrocchiale.

Dalla documentazione riguardo a questa visita, si sa che questa chiesa aveva tre altari: uno l’altare maggiore, l’altro quello di San Sebastiano con retablo e il terzo dedicato a Nostra Signora di Bonaria.

Altre informazioni sulla chiesa compaiono in documenti risalenti al 1761 con una visita in Ogliastra da parte del Delegato Boy, Vicario Generale del Vescovo di Suelli. Dalla relazione di visita emerge che la chiesa era in condizioni precarie e che all’interno vi erano ancora le statue di Sant’Efisio, San Cristoforo, Sant’Elena, San Tommaso e San Sebastiano, ma quest’ultima non era in buone condizioni.

La attuale Chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Elena Imperatrice risale, nel suo impianto attuale, al terzo decennio dell’Ottocento e sorge in un terreno sul quale, un tempo, sorgevano le rovine della Chiesa di San Quirico.

I lavori di edificazione, iniziati nel 1799, si protrassero a lungo a causa della mancanza di fondi, con l’abbandono della costruzione da parte del maestro Cosimo Crobu incaricato, tanto che nel 1823 furono sospesi per ben 18 anni.

I lavori ripresero il 4 Marzo 1841 e furono affidati a Mastro Murtas e fu definitivamente ultimata alla fine del quarto decennio del XIX secolo.

La Chiesa di Santa Barbara è un’antica chiesa di origine medioevale e probabilmente era stata edificata dai Pisani. Al suo interno erano custoditi dipinti e statue che in parte sono andati dispersi. Sembra che in questa chiesa vi fossero opere del pittore Andrea Lusso che visse e lavoro a Lotzorai nel rione di Donigala.

La Chiesa Campestre di San Tommaso sorge in una località cui diede lo stesso nome ed è stata ricostruita recentemente per opera di un gruppo di volenterosi devoti nei pressi dei ruderi della chiesetta omonima.

Il Castello di Medusa è una fortificazione che si trova sulla sommità di una collina di roccia granitica, alta circa una cinquantina di metri. Si cominciò a chiamarlo così nell’Ottocento, mentre in precedenza era denominato Ogliastri Castrum, forse dal nome della perdalonga oppure dalla pianta dell’olivastro.

La fortificazione ha avuto una storia movimentata e travagliata ed è stato spesso al centro degli avvenimenti che hanno riguardato tutta l’Ogliastra. Si presume che in epoca nuragica e poi fenicia questa altura fosse un luogo di culto, ma è stata anche una fortezza punica e, successivamente, divenne un presidio militare romano a difesa del Sulpicius Portus.

Intorno all’anno 1000 fu costruito sul colle, sopra le fondamenta esistenti, un vero e proprio castello dai Giudici di Cagliari, subito distrutto dai saraceni, quindi ricostruito nel 1052.

Nel 1257 il Giudice Giovanni Visconti di Gallura s’impadronì del Giudicato d’Ogliastra e il castello fu ricostruito. Passò quindi nel 1258, ai visconti di Genova e nel 1308 nuovamente ai Pisani. Nel 1324, epoca della conquista aragonese della Sardegna e quindi anche dell’Ogliastra, il castello fu assediato e distrutto dal marchese Francesco Carroz, inviato in Sardegna dall’infante Alfonso di Aragona.

Il Castello doveva essere comunque ancora in buone condizioni nel 1557 quando Guglielmo Raimondo Carròs, conte di Quirra, lo donò al figlio Ludovico, riservandosene però l’usufrutto. Oggi purtroppo il Castello è un rudere quasi coperto e nascosto dalla vegetazione.

(foto dal sito del Comune di Lotzorai e da Facebook)