Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Meana Sardo

di Antonio Tore

Meana Sardo è un comune della provincia di Nuoro, conta circa 1.600 abitanti, confina con Atzara, Belvì, Laconi, Aritzo e Samugheo e si trova nella regione della Barbagia di Belvì.

Il nome Meana deriva dalla parola “mediana”, in quanto nel territorio del paese passava la strada romana che da Cagliari raggiungeva Olbia attraversando Bhiora (l’attuale Serri), Valenza (Nuragus), Mediana (appunto Meana Sardo), Augustis (Austis), Sorabile (presso Fonni) e Caput Tirsi, (presso Orune, Sant’Efis).

Tale denominazione, secondo Massimo Pittau, “è l’effetto di una importante circostanza di carattere geografico: se nella carta geografica della Sardegna si punta un compasso su Meana, si constata che questo villaggio è a distanza quasi perfettamente uguale dall’estrema punta settentrionale dell’Isola alla sua punta meridionale e dalla sua costa orientale a quella occidentale”.

L’area fu abitata in epoca nuragica e romana, come testimoniano la presenza nel territorio di alcuni nuraghi, di necropoli ed oppidum romani che erano villaggi fortificati, ma non di prima importanza.

A 6 km dal paese, sul Cuccurru Nolza, nell’altipiano scistoso di su Pranu, ai margini sud-occidentali del parco del Gennargentu ad una altezza di 739 metri s.l.m. si erge il nuraghe Nolza, studiato a suo tempo dall’archeologo Giovanni Lilliu.

Si tratta di una poderosa struttura, costruita in varie fasi e composta da una torre maggiore al centro e un bastione con quattro torri minori angolari attorno, che richiama uno dei più celebri monumenti dell’età del Bronzo: su Nuraxi di Barumini.

Il nuraghe si può raggiungere anche con la linea ferroviaria turistica del Trenino Verde, nel tratto che va da Mandas a Sorgono e la fermata dista appena 300 metri dal monumento.

La maestosa torre centrale, alta circa tredici metri, domina un villaggio di capanne esteso intorno per due ettari e mezzo. Le ricerche in corso hanno accertato che il villaggio costituisce l’insediamento originario (XVI-XV secolo a.C.) del complesso.

Le fasi realizzative della fortezza nuragica sono evidenziate dall’uso di tecniche e materiali diversi. Il mastio, due delle quattro torri perimetrali e le cortine murarie orientale e settentrionale, risalenti al XIV-XIII secolo a.C., sono costruite con blocchi di scisto disposti in assetto a filari non regolari; le altre due torri e le cortine meridionale e occidentale furono costruite attorno al XII a.C. con blocchi di porfido, disposti in tecnica poligonale.

A ridosso delle mura sono stati rinvenuti oltre cento blocchi di trachite perfettamente lavorati, i quali in origine costituivano la parte alta del monumento. Le varie fasi furono caratterizzate da ristrutturazioni e adattamenti e specie il mastio fu interessato da un ampio restauro.

Fra i reperti ritrovati sono da citare diverse ceramiche del Bronzo medio e altri manufatti di uso quotidiano che arrivano sino al Bronzo finale: ciotole, tegami, macinelli in trachite e granito, pestelli ed elementi di falcetto in ossidiana, oltra a ossa animali.

Nell’area attorno al nuraghe Nolza si trova un importante sistema di nuraghi minori in stretto collegamento anche con nuraghi dei territori limitrofi di Laconi (Nuraghe Genna Corte), Atzara(Nuraghe Abbagaadda) e Samugheo: questo sistema è formato principalmente dai nuraghi Maria Incantada, Su Nuraxi, Mantutzus, Intzilicorru, Banda Era, Crecos e Abrutzedu.

Nell’area archeologica del Nuraghe Maria Incantada è presente una tomba dei giganti ancora in attesa di essere scavata.

Altre eredità archeologiche appartengono a epoca romana: una fonte in località Polcilis e le tombe di s’Enna sa pira e’ Laldà.

All’interno dei territori di Meana Sardo si trovano anche alcune stazioni e una tomba di età neo-eneolitica e resti di cave e miniere utilizzate fin dall’età nuragica.

Durante il medioevo appartenne al giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Barbagia di Meana, della quale inizialmente fu anche capoluogo finché lasciò il posto a Belvì.

Nel 1420, alla caduta del giudicato entrò a far parte del Marchesato di Oristano e alla definitiva sconfitta degli arborensi ne 1478 passò sotto il dominio aragonese e fu incorporato nella signoria della Barbagia di Belvì. In seguito entrò a far parte della contea di Santa Sofia. Dopo essere stata ceduta a diversi feudatari, fu governata da Raffaele Lostia, sotto il quale rimase fino ai quali fu riscattato nel 1839, con la soppressione del sistema feudale voluta dai Savoia.

Al centro, in cima a una scalinata, si erge la parrocchiale di san Bartolomeo apostolo, costruita a fine XVI secolo su un più antico edificio citato in un documento del 1341, di cui non rimane traccia.

Un’iscrizione sul timpano triangolare del portale permette di datare la costruzione al 1589. L’edificio presenta una struttura a tre navate fiancheggiate da sette cappelle e da un presbiterio quadrato. A destra della facciata si erge un campanile a base quadrata, i cui lavori di costruzione iniziarono nel 1653. Nella chiesa si intrecciano forme gotico-aragonesi e rinascimentali. Caratteristico è il portale con colonnine scolpite e i bassorilievi d’arte popolaresca nel campanile.

La chiesa di san Salvatore, invece, è stata più volte pesantemente rimaneggiata nel corso del tempo, tanto da non poter oggi risalire alla sua struttura originaria, che risale probabilmente al XV secolo,mentre la piccolissima chiesa di sant’Antonio viene utilizzata principalmente, a metà gennaio, in occasione dei fuochi di sant’Antonio abate, accompagnati dalla distribuzione di dolci e vini.

La Chiesa di San Francesco è la più recente delle strutture di culto di Meana: la sua costruzione risale infatti agli inizi del XX secolo. Per la sua costruzione vennero utilizzati anche materiali provenienti dall’antica chiesa dedicata a San Francesco, sconsacrata nel 1851 e in stato di completo abbandono.

La Chiesa di San Lussorio è una chiesa campestre di recente ricostruzione, situata in una collina a nord est del paese: presenta un ambiente unico a pianta rettangolare, con copertura a capanna. Nell’altare in pietra è inserito il fregio circolare originariamente situato sopra il portale dell’antica chiesa di San Francesco.

Meana Sardo si distende ai piedi del monte Sant’Elia, ai margini sud-occidentali del massiccio del Gennargentu.

Il territorio è caratterizzato da aspre montagne e colline coltivate a vigneti ed è ricco di bellezze naturali, come Funtana Casida, Bruncu Sant’Elia e i boschi di Ortuabis e su Melone.

Non mancano testimonianze di tradizione pastorale, come is pinnazzus, antichi ricoveri in pietra.

Il suo spirito conviviale e ospitale è espresso ogni anno, a inizio ottobre, da Domos Antigas, evento del circuito Autunno in Barbagia, durante il quale lintero borgo è coinvolto: vengono aperte le cortes e cantine delle antiche case in pietra, decorate in stile aragonese, dove sono esposti prodotti agroalimentari e artigianali e si possono gustare e apprezzare i vino della zona del Mandrolisai.

Da non perdere, a fine giugno, è la sagra del formaggio: durante la festa di san Giovanni) si possono gustare pecorino e altri formaggi tradizionali.

(foto da Sardegna Turismo e Facebook)