Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Oliena

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze naturali e la sua comunità

di Antonio Tore

Oliena è un comune della provincia di Nuoro di oltre 6000 abitanti e confina con Nuoro, Orgosolo, Mamoiada e Orani.

Il paese si trova sotto il massiccio calcareo del Monte Corrasi e sorge ai margini della Brabagia di Ollolai. Le punte più importanti sono quelle del Corrasi (alta 1.463 m), Sos Nidos (1.348 m), Ortu Hamminu (1.331 m) e Carabidda (1.327m).

Notizie sul primo insediamento abitativo di Oliena, ne fanno risalire all’età romana, ma tracce della presenza dell’uomo sono presenti a partire già fin dall’età paleolitica, come testimoniano i numerosi ritrovamenti avvenuti presso la valle di Lanaitto e alcune zone circostanti l’attuale centro abitato.

Sul toponimo del paese, gli storici non hanno posizioni univoche, anche se la teoria più diffusa farebbe derivare il nome dal fatto che sembrerebbe essere sorto dall’unione di tribù minori, che si sarebbero poi unite ad un preesistente villaggio, più sviluppato rispetto agli altri e che era abitato, in tempi precedenti, dagli iliensi.

Durante il medioevo si ebbe lo sviluppo maggiore del paese e si tramanda che fu edificato anche un castello di cui, tuttavia, non restano tracce se non per il nome di una strada sita in un rione denominato “Su Hasteddu”.

Alcuni storici riportano che parte della zona fu conferito dal Giudice di Gallura Costantino de Lacon (vissuto nel XII secolo) alla potestà abbaziale di Girifai dove pare avesse vissuto San Mamiliano, vescovo di Palermo.

L’autonomia della abbazia fu combattuta dalla Repubblica di Pisa che occupò il territorio militarmente intorno al 1220.

Della presenza pisana fa testimonianza, ad esempio, il ponte in località Pappaloppe che, in origine, era un ponte romano, chiamato dagli abitanti “Su ponte ‘e sos pisanos”.

La pagina più bella della storia di Oliena è senza dubbio quella scritta dai gesuiti che arrivarono nel paese nel 1665 grazie al consistente lascito del Rettore Salis e trovarono i frati minimi di San Francesco da Paola che vi si erano stabiliti dal 1525.

I gesuiti costruirono un grande convento e la attuale chiesa parrocchiale che fu dedicata al fondatore del loro ordine Sant’Ignazio di Loyola.

Per la costruzione della chiesa furono usate le pietre del vecchio castello, ormai in rovina, che vennero smantellate dagli operai. Il convento adiacente fungeva da scuola e accoglieva i giovani di Oliena e di tutta la zona. Nel 1773, in seguito alla soppressione dell’ordine, i gesuiti dovettero abbandonare il vasto complesso da loro creato.

All’interno del collegio i religiosi avevano installato un frantoio e piantato un giardino ricco di agrumi e alberi sconosciuti nella zona. Grazie al loro lavoro fu incrementata l’agricoltura, con l’introduzione di alberi da frutta, e l’allevamento di vacche, pecore, maiali e cavalli.

Vennero impiantati anche due gioielli di ortofrutta lavorati in maniera razionale: “S’ortu ‘e molinu”, “S’ortu ‘e su re”, e la vigna di Iriliai, dove trovarono posto oltre centomila ceppi di vite. Si costruirono, inoltre, ponti, strade, fontane e utili abbeveratoi.

Il centro storico di Oliena è tutt’oggi ben conservato; le strade, fatte di acciottolato, o d’impredau, ospitano le antiche case, che avevano quasi tutte un cortile interno, su porciu, nel quale si affacciavano 3-4 famiglie, quasi sempre appartenenti allo stesso ceppo.

Dentro il cortile stava il pozzo, ma il centro della vita domestica era la cucina, al centro della quale sorgeva su ‘ohile, dove si faceva il fuoco.

Un’altra particolare caratteristica di Oliena è l’elevato numero di chiese: all’interno dell’abitato se ne contano infatti 11:

  • Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola
  • Santa Croce
  • Nostra Signora d’Itria
  • Santa Maria Assunta
  • San Francesco da Paola
  • San Lussorio
  • Bonaria
  • San Giuseppe
  • Buoncammino

Non distanti da Oliena si trovano le chiese campestri di Nostra Signora di Monserrato, di San Giovanni e Nostra Signora della Pietà.

Nel Supramonte di Oliena si trovano Punta Corrasi, Punta Sos Nidos e Punta Cusidore nei quali sono presenti luoghi impervi, con grotte e “nurres”, dirupi e pietre sospesi nel vuoto, in cui si possono ammirare maestosi avvoltoi, grifoni, cervi e daini, aquile e numerose mandrie di mufloni. Sono numerosi anche i cinghiali, gatti selvatici, ghiri, martore, donnole e lepri.

Oliena e il monte Corrasi sono stati, spesso, scelti come location per le riprese di numerosi celebri film, tra i quali sono da ricordare “La Bibbia” di John Huston (la cui scena del sacrificio di Isacco fu girata sul Monte Corrasi); sullo stesso sito erano state girate le scene della crocifissione di Cristo nel film “Su Rei” di Giovanni Colombu; “King David” di Bruce Beresford (girato in parte nella valle di Lanaitho); “Delitto per amore – L’Edera” di Augusto Genina (tratto dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda e girato interamente all’interno del paese.

In tutto il territorio si possono osservare lecci secolari, querce, lentischio, corbezzoli e ginepri contorti che hanno già migliaia d’anni. All’interno dei boschi si trovano agrifogli, il sorbo, l’alaterno, l’enis e il tasso.

Sul versante est del massiccio calcareo del Corrasi, nella fertile valle di Guthiddai, si trova una delle fonti carsiche più conosciute: Su Gologone che alimenta anche il fiume Cedrino.

Dopo la sorgente, inizia l’antica, ripidissima strada che porta alla valle di Lanaitho in cui si trova il valico che prende il nome di “Su Passu Malu” (Il passo cattivo), al di là del quale sporgono i monumentali basalti di Ganagosula che delimitano l’altopiano del Gollei.

La valle di Lanaitho contiene varie grotte interessanti come quelle di Sa Ohe, Su ventu, Su mugrone e Elihes Artas, ed ha creato ambienti favorevoli all’insediamento umano già dal paleolotico superiore: nella famosa Grotta Corbeddu sono stati trovati dei resti che sembrerebbero possibile attribuire all’uomo e sarebbero, quindi, il ritrovamento più antico della Sardegna.

Prende il nome da un famoso bandito che vi si rifugiò a lungo. La grotta Corbeddu che si trova nella maestosa valle di Lanaitto è lunga 130 metri e si articola in tre sale. Nella seconda sono state rinvenute le più antiche testimonianze di homo sapiens in Sardegna. Il primo ambiente è ampio, asciutto e illuminato da una fioca luce: qui abitò Giovanni Corbeddu Salis. Un corridoio porta alla seconda sala, dove gli scavi hanno restituito, oltre a reperti più recenti – di Mesolitico e Neolitico antico – un osso temporale e una mascella dello stesso individuo, datati 13.500 anni fa. E, più di recente, la falange di una mano, datata 20 mila anni fa: sono i più vecchi resti umani scoperti in un’isola mediterranea. Gli studi hanno mostrato che sono differenti da quelli di altre popolazioni europee della stessa epoca. Sono venuti alla luce anche attrezzi in osso e pietra usati nella vita quotidiana.

Nella stessa valle è stato trovato anche il villaggio nuragico di Sa sedda ‘e sos carros, dove è stata rinvenuta un’importante fonte sacra.

Le abitazioni erano granitiche, ed è stata rinvenuta una grande officina che produceva diversi manufatti in metallo, che forniva anche i vicini centri di Gurruthone, Sòvana, Biriai e Serra Orios.

Il villaggio quindi, non era isolato ma intraprendeva fitti scambi anche con Fenici e Cartaginesi. Sui costoni della valle, si trova il villaggio di Tiscali in cui pare vivessero popoli guerrieri che mai si sarebbero assoggettati al dominio di Roma. Sulla parete rocciosa della fortezza si apre un ampio finestrone dal quale si domina la sottostante valle di Lanaitho.

L’abito indossato dagli abitanti, chiamato Su hustùmene è molto composito e al giorno d’oggi è portato quotidianamente solo dalle donne più anziane del paese, mentre viene portato come elemento tradizionale e di cultura nelle processioni e manifestazioni di folklore.

Oliena è uno dei centri della Sardegna nel quale sono maggiormente sviluppati i balli e i canti a tenores

Il canto a tenore è un canto polifonico composto dall’unione di quattro voci: sa vohe (impostazione e guida), sa mesu vohe (voce alta), su hontra (contrappunto) e su bàsciu (basso), ognuna eseguita da una voce maschile.

Ad Oliena, si svolge anche la “rassegna di Canto a Tenore” più “anziana” di tutta la Sardegna nella quale in questi anni si sono esibiti quasi tutti i gruppi Sardi : la notte del 16 gennaio si prepara un grande fuoco, uno in ogni rione del paese, in omaggio a Sant’Antonio Abate e si prepara un particolare dolce, “Su Pistiddu”, che si offre agli ospiti insieme a un bicchiere di buon vino.

Per carnevale si preparano “Sas thippulas”,”Sas Rugliettas” e “Sos Gugligliones”, questi ultimi fatti di miele e mandorle.

Sono da ricordare, poi, i riti della Settimana Santa, simili ad altri che si svolgono in tutta la Sardegna che si concludono con la cerimonia de “S’Incontru” e le caratteristiche fucilate a salve sparate da un gruppo di uomini in segno di giubilo.

Il 21 giugno invece si celebra la festa di San Giovanni “Santu Juvanne de sos pastores”, la cui chiesa, che sorge a pochi chilometri di distanza dal paese, viene raggiunta da una lunga processione di fedeli a cavallo, che una volta arrivati a destinazione ascoltano la messa e gustano il pranzo tutti insieme, mentre a metà agosto si festeggia il patrono San Lussorio.

Durante la prima settimana di settembre si festeggia la Madonna nel santuario campestre di Monserrata e le persone alloggiano nelle tante “cumbressias” per tutto il tempo della festa.

Oliena è nota anche per il suo vino, conosciuto in tutto il mondo, e che si produce alle pendici del Supramonte. I giorni della vendemmia sono giorni di festa: non ci sono parole per descrivere quel sapore, quell’odore particolare, o anche solo il colore, del Nepente olianese celebrato anche da Gabriele D’Annunzio, ospite del paese per un breve periodo.

(foto da Sardegna Turismo, Facebook, Comune di Oliena, Provincia di Nuoro)